«BLANK PROJECT - Neneh Cherry» la recensione di Rockol

Neneh Cherry - BLANK PROJECT - la recensione

Recensione del 03 mar 2014 a cura di Pop Topoi

La recensione

"Blank project" è un assalto frontale, ed è evidente già dalle prime due tracce: "Across the water" è un brano quasi a cappella in cui Neneh Cherry parla della morte della madre su pochi accenni ritmici; la title-track è invece un carro armato da cui la cantante spara senza sosta rime sulle difficoltà, ma anche le soddisfazioni, di un matrimonio che dura da 24 anni. L'intero album si mantiene in equilibrio tra questi due estremi, due facce diverse del minimalismo: talvolta basta la voce di Neneh, talvolta un'idea ritmica diventa un loop infinito che lascia senza respiro – ma Neneh, che di respiro ne ha ancora tanto, lo insegue parlando, rappando e sfogando tutti i pensieri che si è tenuta per sé negli ultimi 18 anni.
Era infatti dal 1996 che la cantante non pubblicava un album da solista. Dopo l'ottimo esperimento jazz d'avanguardia coi The Thing del 2012, Neneh torna ora con un progetto che raccoglie le sue radici trip-hop e le aggiorna in modo sorprendente con l'aiuto del duo elettronico londinese Rocketnumbernine e la supervisione di Four Tet. "Blank project", come suggerisce il titolo, è una pagina bianca da cui ripartire, senza risparmiare energie e senza mai cercare la soluzione più facile. Ma nulla è iper-prodotto: le tracce convincono per la loro arrogante nudità negli arrangiamenti e la visceralità dei testi. È stato registrato in una chiesa sconsacrata, dal vivo, ed è in questa dimensione che "Blank project" acquista ancora più forza: nel live, Neneh e i Rocketnumbernine eseguono l'intero album rispettando la tracklist, come un ordinato flusso di coscienza che fa tremare le pareti. È solo nei bis che la cantante concede al pubblico un salto nel passato con la sua hit dell'88 "Buffalo stance", ma in una nuova versione rallentata e malinconica che la rende più matura senza alterarne lo spirito.
L'unico, esile collegamento a quel lontano successo planetario va cercato in "Out of black", la collaborazione con Robyn scelta come primo singolo ufficiale di "Blank project". La popstar svedese deve molto a Neneh (dal look a quel modo di rappare divertito e spontaneo così lontano dai cliché), ma la loro unione non funziona bene come ci si aspetterebbe: è un brano troppo lungo, in cui il minimalismo della produzione si ritorce contro le due voci che dovrebbero valorizzarlo. Fortunatamente, è anche un momento di debolezza isolato (e i remix hanno già provveduto a salvarlo) all'interno di un grande album. "Blank project" è violento, istintivo e impossibile da incasellare in un genere preciso. Sarà uno dei dischi dell'anno, e lo si vorrà ascoltare di continuo per cogliere la sua ruvida e ipnotica bellezza.
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