«THE GHOST OF THE MOUNTAIN - Tired Pony» la recensione di Rockol

Tired Pony - THE GHOST OF THE MOUNTAIN - la recensione

Recensione del 05 set 2013 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Ora possiamo dirlo: Peter Buck probabilmente non vedeva davvero l’ora che i R.E.M. si sciogliessero. Sono passati quasi due anni (ma sembra ieri...) e nel frattempo, il chitarrista ha fatto di tutto: un disco solista, due edizioni di un festival in Baja California con gli amici di sempre a suonare di tutto. Concerti, tanti. E ha in cantiere un altro disco solista, un disco con Corin Tucker delle Sleater-Kinney, un disco con i Minus 5 (la band di Scott McCaughey, membro aggiunto della band, che lo segue come un’ombra in ogni progetto), il ritorno dei Baseball Project (la band con Steve Wynn). E’ sempre stato l’appassionato di musica del gruppo, quello che suonava appena poteva. Ma ora, sarà un’impressione, sembra liberato: senza la pressione di dover portare avanti una band mainstream, fa musica solo per divertirsi.
I Tired Pony sono uno di questi divertissment, anche se la definizione diventa meno scontata quando un “supergruppo” arriva al secondo disco. Quasi a sorpresa, dopo “The place we ran from”, di tre anni fa. Con Buck c’è sempre Gary Lightbody, voce degli Snow Patrol - e ci sono altri amichetti: l’onnipresente McCaughey, Jacknife Lee (produttore di Snow Patrol, R.E.M. ed Editors). L’idea non è cambiata dal primo album: un disco di “Americana”. Quasi.



A differenza di “The place we ran from”, “The ghost of the mountain” sembra più un disco di Lightbody che di Buck. Non è necessariamente un male, ma le canzoni sono un più deboli
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