«BACK ON MONDO - Faz Waltz» la recensione di Rockol

Faz Waltz - BACK ON MONDO - la recensione

Recensione del 14 giu 2013 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Dei tredici pezzi di “Back on mondo”, solamente uno, “Cannonball blues”, supera i tre minuti. Un pezzo… blues, appunto, dritto al punto, che cita i Led Zeppelin (con quel “lonely” ripetuto non a caso) e su un palco, volendo, sa trasformarsi senza problemi in jam dalla coda bagnata. Chi sono i Faz Waltz? Non inganni il riferimento ai Led Zeppelin: questa è una band che fa glam rock. Loro poi, nello specifico, sono di Cantù; erano in quattro fino al precedente disco (il buon “Life on the moon”), mentre adesso sono passati al modulo “a tre”. Cosa che senza dubbio ha regalato a “Back on mondo” un’innegabile solidità strutturale; come si diceva poc’anzi, le composizioni girano intorno ad un timing sempre molto contenuto, ma questo non vuol dire che siano prive di qualcosa: melodia bella in vista e via di basso, chitarra e batteria. In questo senso prendiamo a modello i Beatles e tanti saluti. E già che ci siamo anche Marc Bolan e David Bowie, che, fatte le presentazioni, sono un po’ i numi tutelari dichiarati da Faz La Rocca e compagni.
Io personalmente, e ne ho parlato direttamente anche con loro (i Faz Waltz sono la nostra band The Observer della scorsa settimana; la prossima usciremo con l’intervista che ci permetterà di approfondire ancora di più il discorso), dopo svariati ascolti di questo “Back on mono”, ho trovato un aggancio quantomeno insolito per entrare, a modo mio, nel mood del disco: Faz La Rocca, attenzione, canta come Per Gessle dei Roxette. La differenza poi tra i Faz Waltz e i Roxette è che i primi non sono così melensi come i secondi, per quanto a questi secondi vada sempre riconosciuto di aver partorito dei grandissimi pezzi pop. Grande band i Roxette. E grande band i Faz Waltz: mica semplice arrivare al terzo disco e trovare la quadratura. Anzi, visto come girano le cose ultimamente, direi che più che la quadratura, non è semplice arrivare proprio al terzo disco. Faz ci crede molto, i Faz Waltz ci credono molto, e il risultato, alla fine, si sente. Fa la differenza.



Le danze si aprono con il rock’n’roll sgambato di “I wanna find my place”, opening track chiamata ad incanalare il discorso senza andare troppo per il sottile. Idem il bel singolo “Fingers in my brain”, epico, cadenzato e travolgente, lanciato a colpi di piano: due minuti secchi con intro, riff, assolo e ripresa finale. Pensiamola in un live e abbiamo il quadro ideale della situazione. Non per niente, si badi bene, il disco è stato registrato in presa diretta. Se poi non fosse ancora sufficiente, basta passare a “Looking for a ghost” e siamo a posto. O a “The fool”. O alla leggermente più rilassata “Leave her alone”, un pezzo in cui i Faz dimostrano di sapersela cavare anche a velocità ridotte, cosa che tornerà utile poi in chiusura prima con la malinconia nostalgica di “Clown on the scene” e poi con la ballad arpeggiata “King of nowhere”.

Chi sono i Faz Waltz? I Faz Waltz sono una band che sa suonare e non la manda a dire. Idee chiare fin dal principio e pezzi che ne riflettono l’indole. Mettiamoci poi che i Nostri hanno gusto e sono riusciti ad azzeccare in pratica tutte le melodie e possiamo archiviare la pratica nella maniera più adatta ad un disco come questo: con una pacca sulla spalla (sudata) di sincero apprezzamento.
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