«PUSHIN' AGAINST A STONE - Valerie June» la recensione di Rockol

Valerie June - PUSHIN' AGAINST A STONE - la recensione

Recensione del 13 giu 2013 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Se avete bisogno di una scusa per ascoltare questo album, eccola: Dan Auerbach. Un disco prodotto dalla metà dei Black Keys è una garanzia. Si è sicuri di trovarci un suono retro-moderno, ben radicato nella tradizione ma attualizzato.
Ed è quello che capita anche in “Pushin’ against a stone” di Valerie June: originaria del Tennessee, classe ’82, una lunga gavetta alle spalle, fino a quando Kevin Augunas la presenta ad Auerbach. Insieme i tre producono questo agli Easy Eye Studio di Nashville - gli studi dei Black Keys.
Ma è appunto solo una scusa, perché in questo album c’è molto di più - anzi molto di diverso dal classico sound “alla Black Keys” che Auerbach tende ad esportare e fondere con quello di altri artisti (vedi quel gioiello di “Locked down” di Dr John, o l’ultimo lavoro di Bombino, un disco di desert rock alla Tinariwen - ma suonati dai Black Keys, appunto)
Perché Valerie June ha una sua identità, molto variegata ma ben presente: il trittico iniziale dice molto degli estremi tra cui viaggia questo disco e la musica della June: il blues-pop moderno di “Workin’ woman blues” e la lullaby per voce e ukulele “Somebody to love” che sembra arrivare pari pari dalle tradizioni dei monti Appalachi, per poi tornare al blues sui ritmi campionati di “The hour”. Forse, vero gioiello è la tile track, ballata soul con gran assolo finale di chitarra, ottima base per la voce personale ed espressiva della June.



C’è un po’ di Phil Spector, un po’ di Black Keys e White Stripes, un po’ di Erykah Badu in queste tracce. Ma, appunto, meno Black Keys di quanto ci si potrebbe aspettare - anche se in canzoni come “You can’t be told” la mano di Auerbach è fin troppo evidente. E più folk classico - una piccola sorpresa, per una cantante afroamericana. Ma il bello di questo disco è che le canzoni stanno sì entro un perimetro ben preciso, ma tutto suona vario, senza mai chiudersi in un angolino. "Pushin' against a stone" è uno di quei rari album che riescono a suonare contemporaneamente famigliari e sorprendenti allo stesso tempo.
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