«THE MESSENGER - Johnny Marr» la recensione di Rockol

Johnny Marr - THE MESSENGER - la recensione

Recensione del 25 feb 2013 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Fa impressione pensare che questo sia il primo disco solista di Johnny Marr. Perché l'ex chitarrista degli Smiths non si è mai fermato, negli anni. Ha suonato con tutti, o quasi: Electronic (con Bernard Sumner dei New Order), The The, Modest Mouse, Cribs, tanto per citare qualche nome di gruppi di cui ha fatto parte in pianta stabile. Poi ci sono gli Healers, con cui pubblicò un album a suo nome qualche anno fa - oggi parzialmente disconosciuto. Era il leader di una band. Oggi è solo Johnny Marr.
Se siete cresciuti negli anni ’80, potete partire da “Generate! Generate!”. Avrete un tuffo al cuore. Ma anche la prima canzone di “The right thing” va bene. Quel riff, quel suono.
Johnny Marr.
Quasi nessuno ha segnato il rock inglese come lui, con la sua chitarra, ovunque la portasse: che fossero gli Smiths o qualche altra band. E’ come Peter Buck (altro chitarrista che ha segnato un’era): ovunque suona lo riconosci, riconosci il suo tocco. Solo che Marr è un nomade vero, e forse questa volta ha trovato casa.
Scrive, e bene. Canta, dignitosamente (meglio di Peter Buck, comunque). “The messenger” è un vero e proprio clinic di chitarra rock, da far studiare a generazioni di musicisti, sia quando evoca gli Smiths (“European me”, con chitarre elettriche ed acustiche che si sovrappongono), sia quando gioca con i ritmi in controtempo di “The messenger”, dove dà lezioni a Strokes, Interpol e compagnia suonante.



Non dice nulla di nuovo, beninteso: non c’è nulla di sconvolgente in queste canzoni. C’è stile e ce n’è tanto. C’è il concentrato di una carriera luminosa, e c’è Johnny Marr che finalmente si prende i meriti in prima persona, senza prestare la sua opera al bene altrui. Quanto basta, è certo.
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