«ILO LYMPIA - Camille» la recensione di Rockol

Camille - ILO LYMPIA - la recensione

Recensione del 25 feb 2013 a cura di Pop Topoi

La recensione

Dalla pubblicazione del suo secondo album, nel 2005, fu chiaro che Camille era un talento raro. Le fil conteneva 14 tracce quasi interamente a cappella e legate, come suggerisce il titolo, da un filo invisibile: partivano, si sviluppavano e finivano con la stessa nota, un si. L'album mononota. Questo gusto per la sperimentazione, spesso ironico e divertito, ha accompagnato tutta la carriera della cantautrice: Music hole era il curioso tentativo di appropriazione di gospel e R&B da parte di una francese; Ilo veyou del 2011 era un eclettico pastiche di canzoni a volte appena abbozzate, a volte molto tradizionali, in cui Camille si calava in un'infinità di personaggi diversi (un talento che è stato notato anche dalla Pixar, dato che fu scelta per doppiare la protagonista femminile di Ratatouille oltre che per cantare il tema portante del film).
Negli anni, Camille ha incontrato i favori della critica e del pubblico bobo (bourgeois-bohémien) in patria, ha conquistato gli inglesi dopo un'apparizione televisiva da Jools Holland, ma in Italia non è mai passata. Ci sono stati, però, due contatti che potrebbero cambiare presto le cose: Gualazzi l'ha invitata in un brano dell'ultimo album sanremese ed Elisa ha inciso una sua cover in Ivy (Caterina Caselli, stai cercando di dirci qualcosa?)




Ilo lympia raccoglie 25 canzoni (perlopiù tratte dall'ultimo album) eseguite dal vivo all'Olympia. Quello che il live audio non può includere (e che giustifica, in questo caso, l'acquisto del DVD) è l'eccezionale tenuta scenica di Camille e il suo sapere trasformare il palco usando pochi oggetti con grande effetto, proiettando la sua ombra su un telo o coinvolgendo il pubblico. In "La France" diventa Yvette, una cantante à la Piaf con un monumentale vibrato che invita le coppie sul palco per ballare un valzer; "Allez allez allez" (recentemente premiata come brano dell'anno alle Victoires de la musique) è arrangiata per voce e piedi con la sua piccola band di musicisti/rumoristi; in "Janine" e "Cats & dogs", l'artista chiede agli spettatori in delirio di urlare, abbaiare e miagolare.
Ma oltre a divertire, i virtuosismi vocali di Camille sanno anche prestarsi a classiche e toccanti canzoni d'amore, quasi tutte concentrate nella seconda metà del set. L'amore finito ("Pâle septembre"), vendicativo ("Le banquet"), idilliaco ("Que je t'aime") e quello che rimbecillisce ("L'étourderie"). L'emozione assale anche la cantante nell'ultima traccia, "Mon premier Olympia", un brano composto per l'occasione e dedicato al padre scomparso: lui era là a sostenerla a La Cigale, allo Zénith e al Trianon, ma non ha vissuto abbastanza per vederla sul palco più importante di Francia. Come suggerisce, non c'è che un passo tra l'Olympia e l'Olimpo. Il primo, senza dubbio, Camille l'ha già conquistato.
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