«BACIO BATTAGLIA - Edipo» la recensione di Rockol

Edipo - BACIO BATTAGLIA - la recensione

Recensione del 11 giu 2012 a cura di Marco Jeannin

La recensione

La bellezza delle storie è che quando vengono raccontate bene, è impossibile non ascoltarle. Di fantasia, legate a fatti “realmente accaduti”, autobiografiche, umoristiche, strappalacrime, di denuncia: non importa il genere, quello che conta è che ci sia qualcuno in grado di rendergli giustizia catturando, anzi, rapendo completamente l’attenzione di chi sta dall’altra parte con le orecchie tese. Edipo, come specificato nella sezione Magazine di Rockol (nella finestra dedicata alla nostra rubrica The Observer), non è un complesso. Edipo è solamente un ragazzo che fa musica pop. Melodie senza troppi fronzoli, sintetizzatori a profusione, drum machine qui e la. Niente di trascendentale. E’ anche però un ottimo cantastorie. E che storie… “Bacio battaglia” è il suo secondo album, uscito per Foolica Records a due anni di distanza dal già notevole “Hanno ragione i topi”. Come allora sono dieci i pezzi in scaletta, dieci episodi prodotti egregiamente da Michele Cantaluppi e raccontati con la verve e il piglio di quelli che sanno perfettamente come farti incollare le orecchie alle parole. Musica pop si diceva, perché in fin dei conti di questo si stratta.
Non fatevi però ingannare da quello che potrebbe sembrare un giudizio quantomeno sommario: Edipo è uno che con la destra ti stringe la mano mentre con la sinistra ti sta fregando il portafogli. In altre parole il “bad guy” del pop made in Italy, e “Bacio battaglia” è la vera e propria confessione di questo ragazzo cattivo, uno che non le manda certo a dire e che, per arrivare ancora più a fondo e al maggior numero di persone possibile, lo fa parlando una lingua comprensibile a tutti: il pop. E badate bene, ce l’ha proprio con tutti. Qualche esempio?

“Idroscalo”: “Non andrò al MiAmi perché la cantante del mio gruppo non è abbastanza figa”. “Cattivo”: Mia nonna è anni Novanta, nel senso che è nata nel ’20 / ma lo è più di te che nei Novanta ne avevi quasi venti / era una contadina e poi un giorno ha deciso di andarsene / lo sai che raccogliere le pere nei campi è molto più grunge che farsele?”. “La classe operaia va all’inferno”: “Dalle mie parti durante il fine settimana la classe operaia / sogna mete lontane, ma trova il paradiso chiuso e va a puttane”. “Supertele”: “Io sono come un Supertele / se mi trascuri magari mi buco / ma da quando hai scoperto il Tango / anche se piango tu non mi vieni in aiuto / maledetta musica latina”. “E a dire me ne vanto”: “… e mia madre grazie a Dio, poi non mi mandò dall’analista / perché per lei era un concetto troppo di sinistra / ma preferiva che passassi i pomeriggi alla parrocchia / dove ho imparato tutto tranne perché ci si inginocchia”. “Colpa del fonico”: “Perché tieni i volumi che terrebbe mio nonno? / sei il tecnico del suono o il tecnico del sonno?”. “Il mondo ha perso”: “L’anno scorso eri un fighetto con la Mini Cooper / ora fai la musica al computer / ma le tue origini dai tuoi brani vengono fuori / i tuoi demo sono cristiani come i tuoi genitori”. “Ambulanze”: “Essere un bravo soldato / non vuol dire esser pagato per uccidere / ma essere pagato per venire ucciso da un altro soldato / così tu spari / io spero”. “I baristi stagionali”: “I baristi stagionali sbaglian dose del Campari / e oltre che sbagliar la dose poi ti fotton le morose / perché farsi la stagione spesso è solo l’occasione / per avere storie varie e non dover pagar le ferie”. “I nudisti del mar baltico”: “Ma che ne sai tu della DDR e dei nudisti del mar Baltico / dei bolscevichi e del loro istinto anarchico / che ne sai di un operaio / dei suoi sogni e dei suoi diritti / e del socialismo che poi è il comunismo dei ricchi…”.

Questo è Edipo. Storie vere, semplici e dirette, che paradossalmente sono le più difficili da raccontare. Storie cattive, canticchiate su motivetti estivi e tiritere colorate, che ti strappano un sorriso perché alla fine queste storie sono tutte un po’ la tua, solo che sentirle così fa tutto un altro effetto. Rime, giochi di parole, ironia (quella vera) dosata con vera genialità e tempistica perfetta. Insomma, il pop che non ti aspetti. E che a noi piace tanto ascoltare, dall’inizio alla fine.

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