«OFF! - Off!» la recensione di Rockol

Off! - OFF! - la recensione

Recensione del 14 mag 2012 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Davanti all'urgenza e al feroce attacco sonoro di un album così, l'unica cosa dignitosa da fare - e la più intelligente - è deporre le armi dello scetticismo, oltre che i pregiudizi verso i "vecchi" del punk hardcore che ancora suonano la musica dei loro 18 anni. Già, perché gli Off! di Los Angeles, anche con un cinquantasettenne alla voce e tre ultraquarantenni a chitarra, basso e batteria, hanno un'energia e un tiro che riportano esattamente alla golden age del punk californiano, quello di Black Flag e Circle Jerks. Insomma, fanno quasi 200 anni in quattro, ma questi signori scrivono e suonano la musica più adrenalinica ed elettrica che questo 2012 - fino a ora - ci ha portato (per non parlare del fatto che erano letteralmente anni che non si sentiva un disco del genere, con quell'aria da manufatto perduto di un'era ormai andata per sempre).
Il primo album intero degli Off!, che segue una manciata di singoli esaltanti (raccolti in un disco intitolato "The first four eps", uscito su Vice nel 2010), mantiene e forse supera anche le più rosee premesse di quanto ascoltato in precedenza dalla band. La base di partenza è un solido punk hardcore seminale rabbioso, ma non esente da melodia (come si faceva solo in California a fine anni Settanta/primi Ottanta), sostenuto da un songwriting schizoide, in cui i riff cambiano all'improvviso e in continuazione. In pratica... alla faccia dello stereotipo dell'hardcore come genere monocorde e ripetitivo: provate a imparare a suonare un pezzo degli Off! e vi accorgerete sul campo di quanto siano sfaccettati e articolati; il tutto, però è compresso in sfuriate che variano dai 45 secondi al minuto scarso di durata.
Tutto questo ben di Dio non nasce in modo casuale, come i più arguti avranno già intuito. Il pedigree dei quattro Off! è stellare, se avete anche una conoscenza marginale del punk statunitense degli ultimi 30 anni; iniziamo con il cantante Keith Morris, membro fondatore degli immensi Black Flag, nonché membro fondatore (ancora, sì) dei Circle Jerks: solo per la sua presenza il disco dovrebbe essere garantito a scatola chiusa. Poi abbiamo Steven McDonald, bassista dei seminali Redd Kross (attivi fin dal 1980 e ancora in pista, prossimamente con un nuovo album); Mario Rubalcaba, ex skater professionista, nonché batterista dei Rocket From the Crypt e di mille altre band tra cui Hot Snakes, Earthless, Sultans, Black Heart Procession e Pinback; infine c'è la macchina da riff Dimitri Coats, chitarrista e cantante dei Burning Brides, ma anche produttore e attore.
Ciò che scaturisce da questa alleanza di pesi massimi è un album abrasivo e indimenticabile - nel bene e nel male. Nel senso che anche se il concetto di hardcore vi è quanto di più alieno al mondo, se vorrete farvi un'idea di come il genere suoni, se fatto con tutti i sacri crismi, potrete ascoltare questo "Off!" senza timore di sbagliare; poi starà a voi decidere se tutta questa rabbia, amarezza, velocità, urgenza e anarchia che viaggia in forma di schegge sonore impazzite è roba che potete reggere o meno. Questo è semplicemente un distillato di bile e reazioni animalesche: in ogni brano, nel giro di un minuto o meno, potete "sentire" la frenesia della metropoli, la nevrosi di chi lotta e torna sempre al punto di partenza con le ossa rotte, la follia del sogno americano andato a male, il rimpianto furioso per le occasioni perdute... non cercate positività in questi messaggi: sono vere e proprie esplosioni, botti dell'anima per far scendere la pressione quando il disastro è imminente. E non state a sentire le malelingue che dicono che i "vecchi" non possono suonare l'hardcore in modo credibile; loro l'hanno inventata questa roba e - fino a prova contraria - la fanno ancora meglio di tutti gli altri.

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