«MYLO XYLOTO - Coldplay» la recensione di Rockol

Coldplay - MYLO XYLOTO - la recensione

Recensione del 20 ott 2011 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Ad un certo punto, i Coldplay sono diventati il gruppo che in molti amano odiare, ma che tutti ascoltano. E’ una deriva calcistica dell’ascoltatore integralista, quello che non fa solo il tifo per i suoi artisti preferiti, ma anche il tifo contro gli artisti che non piacciono. Il tribalismo nella musica c’è sempre stato, ma ha nuovi bersagli, nell'era dei social network...
Per carità, i Coldplay hanno fatto qualche scelta discutibile, pagano qualche polemica di troppo (come quella sul presunto plagio di “Viva la vida”), sicuramente l'immagine di Chris Martin ha una componente "glam" che certi ascoltatori mal digeriscono. “Mylo Xyloto”, quinto disco di studio, del gruppo arriva in questo contesto. Con un titolo che ha fatto alzare il sopracciglio a molti, così come l'annuncio del duetto con Rihanna.
Ma c’è un equivoco di base in tutti questi discorsi di chi stronca preventivamente i Coldplay: sono un gruppo pop, cosa che in molti si dimenticano (o fanno finta di dimenticare). I Coldplay vengono trattati (e si sono fatti trattare, per certe dichiarazioni ambiziose di Chris Martin) come se fossero una rock band d’avanguardia e da lì partono le accuse.
Ma, più semplicemente, i Coldplay sono uno dei migliori – se non il migliore – gruppo pop dell’ultimo decennio. Con qualche limite - soprattutto dal vivo, per quello che mi riguarda; ma con una scrittura e un suono che, nel genere, ha pochi rivali.
“Mylo Xyloto” è questo: un ottimo disco di pop. Un disco con un titolo discutibile, ok. Ma è un disco di canzoni-canzoni, con perfetti esempi di quell’epica che i Coldplay hanno mutuato dagli U2 e trasposta in brani meno rock. L'eco di Bono e soci si sente ancora in "Major minus", ma il modello della pop-song stile Coldplay sono brani come “Every teardrop is a waterfall” e “Charlie Brown”: grandi melodie, ritmo sostenuto e irresistibile; l'altro modello è quello rappresentato da “Us against the world”, ballata semplice e malinconica. "Mylo Xyloto" offre un validissimo campionario di entrambi i modelli.
“Mylo xyloto” è un disco più diretto e meno ambizioso di “Viva la vida”, ed è un bene. L’ambizione è stata spostata sul piano lirico (Martin lo ha definito un “concept album” di canzoni legate tra loro) mentre musicalmente è stato ridotto l’apporto di Brian Eno, a cui sono attribuite delle generiche “Enoxifications”.
Certo, c’è qualche azzardo, come l'iper-pop a base di synth di "Paradise". O come “Princess of China”, il criticatissimo duetto con Rihanna. Certo, con quei synth forse sarebbe stato meglio su un disco della cantante. Ma la canzone funziona. E’ pop contemporaneo, e in fin dei conti Rihanna non fa altro che fare quello che Martin fa da sempre, nelle sue canzoni: tanti “oooh” e “aaaah”. Contarli tutti, nel disco, è impossibile.
Più che musicalmente, la canzone è un azzardo in termini di comunicazione, perché per un gruppo come i Coldplay accostare il proprio nome alla popstar per eccellenza ha implicazioni non da poco.
Forse il difetto maggiore di questo disco è la mancanza del “pezzone” come “Viva la vida” . Ma “Mylo Xyloto”, qualunque cosa voglia dire, è un bel disco, con una media di canzoni molto, ma molto alta. Va ascoltato a patto di prendere i Coldplay per quello che sono, senza aspettarvi rivoluzioni sonore, ma apprezzando un ritorno alla semplicità dopo le sperimentazioni di "Viva la vida".
Se vi piacciono, vi piacerà questo disco. Se siete degli “hater”, li odierete ancora di più. Ma in questo caso, vi consigliamo di farvi i fatti vostri e girare le orecchie da un’altra parte: nessuno vi obbliga ad ascoltare questa musica, se non la volete. Fareste male a non ascoltare queste canzoni senza pregiudizi, ma questa è un’altra storia.

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