«AUDIO, VIDEO, DISCO - Justice» la recensione di Rockol

Justice - AUDIO, VIDEO, DISCO - la recensione

Recensione del 20 ott 2011 a cura di Ercole Gentile

La recensione

Correva l'anno 2007 quando un duo parigino di nome Justice fece irruzione nel mondo dell'elettronica con un album intitolato semplicemente “†”. Cross, una croce che li proiettò direttamente nell'olimpo del french-touch, dietro ai padrini del genere, i concittadini Daft Punk. Far passare quattro anni per dare un seguito ad un disco di tale successo non è da tutti, molti avrebbero cavalcato l'onda e fatto razzia di facili guadagni. Si arriva invece al 2011, Xavier De Rosnay e Gaspard Augé annunciano nel mese di marzo l'arrivo di un nuovo singolo intitolato “Civilization” ed il nuovo lavoro per l'autunno. La canzone, abbinata anche allo spot di un famoso marchio di abbigliamento sportivo, si presenta con il marchio di fabbrica, anche se leggermente più pop e con l'inglese Ali Love (già in “Do it again” dei Chemical Brothers) nelle vesti di vocalist.
Trapelano nuove indiscrezioni e si viene a sapere durante l'estate che il nuovo album si intitolerà “Audio, video, disco”, verrà stampato in ottobre e avrà un sound ispirato al rock anni Settanta dei Led Zeppelin, degli Who e dei Blue Oyster Cult. E una volta ogni tanto le dichiarazioni per ingolosire gli addetti ai lavori ed il pubblico si rivelano abbastanza vere.
Non aspettatevi da questo album una copia di “†”. Certo, qualcosa c'è, ma in generale il secondogenito del duo transalpino è decisamente più rock ed in alcuni tratti addirittura progressive, con reminiscenze di Yes e compagni. Ad esempio “Canon” parte con intro barocco che potremmo quasi definire alla Jethro Tull per poi virare in una cavalcata in bilico tra prog e rock anni Ottanta e la segue sulla stessa scia “On'n'on”.
“Ohio” e “Parade” sono due buoni incroci tra le chitarre elettriche ed il french-pop, mentre “Newlands” è probabilmente l'episodio più rock, con chitarre e assoli sparati al massimo ispirate ai Queen o gli Who (forse più i primi) e solo un basso a ricordarci che siamo in ambito elettronico. “Helix” è un electro-pop troppo scontato di cui si poteva anche fare a meno e, per ritrovare i Justice che conoscevamo, bisogna ricorrere ai due singoli ed alla prima traccia. Oltre a “Civilization”, sono infatti “Horsepower” e la title-track i brani più in linea col sound del duo francese: “Audio, video, disco” è il pezzo più incazzato e danzereccio del lotto e sarà probabilmente quello più gettonato sui dancefloor, mentre l'apertura è una “Genesis” in versione più educata e pulita.
Insomma, i Justice sono (ben)tornati, ma a modo loro. Se da una parte è lodevole il tentativo di cambiamento e l'avvicinamento alle sonorità rock, d'altra parte la fan base potrebbe sentire la mancanza di quel sound più electro e aggressivo che era maggiormente presente nel primo disco. Questione di gusti, c'è chi preferisce fare air guitar e chi buttarsi in pista con i bassi nelle orecchie. Voi da che parte state?

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