Clipse a Milano: se si ha qualcosa da dire, il tempo non conta
Due fratelli, il palco del Magnolia. Barre sputate dalle viscere per un’ora. L'attacco è una scheggia di luce: Pusha T e Malice irrompono con “Chains & Whips”, usando il rap e le sue metafore per raccontare la schiavitù, il razzismo sistemico e il suo superamento attraverso l'affermazione, la conquista, l'ottenimento di qualcosa. Un tema caro anche a Kendrick Lamar, che compare nella versione in studio del brano, ma le cui strofe qui vengono tagliate, perché la voce di Compton non è sul palco. Manco a dirlo: zero playback. Si passa subito a “P.O.V.”, altro brano dell'ultimo disco, “Let God Sort Em Out”, scritto in collaborazione con Tyler, The Creator, che i due sono andati a vedere live il giorno prima alla Fiera di Milano. E qui Malice sfoggia una barra per questi tempi confusi: “Pensare che mi sono costruito una carriera rap partendo da un'oncia (riferimento alla coca, ndr), guardo i nuovi n**** rappare solo per esagerare fino all'autodistruzione. Se non vi avessi mostrato entrambe le facce della medaglia, non sarei io…”.
I due, bandiere della Virginia, aperti dalla brava Samara Cyn, sono supportati da Dj Yoo Q, che fa le doppie, li presenta, li accompagna e li sostiene in pieno stile hip hop: un dj fortissimo, parte integrante dello show. Alle loro spalle, su uno schermo, scorrono immagini di un'America nera, acida, di strada, ma anche fotografie e immagini storiche che portano l'ascoltatore dentro il mondo di “Let God Sort Em Out”. Un progetto arrivato sedici anni dopo il loro precedente album, “Til the Casket Drops” del 2009, e che i Clipse scelgono di mettere al centro della scaletta del concerto in Italia. Ed è questo l’elemento più significativo del loro nuovo corso: non sono tornati per riaccendere un nome, per fare un'operazione nostalgia o per trasformare il passato in un prodotto da consumare. “Let God Sort Em Out” è la dimostrazione che, quando hai qualcosa da dire davvero, il tempo che passa diventa quasi irrilevante. Non è un caso che il disco abbia portato in casa Clipse anche un Grammy, nella categoria Best Rap Performance.
Quando l’anno scorso uscì, lo lodammo, ma mettendone in luce anche alcuni limiti che, però, dal vivo, non hanno alcun peso, proprio per la forza interpretativa dei fratelli e il calore del pubblico. Naturalmente c'è spazio anche per il passato. Arriva “Grindin'”, il brano che più di ogni altro riconnette la serata alla storia dei due. Il singolo del 2002, prodotto dai Neptunes, è uno dei pezzi che ha costruito il mito dei Clipse. E il filo con il presente è ancora lì: Pharrell Williams, anima dei Neptunes, è infatti la presenza fondamentale anche nel nuovo disco. Riprendono fiato firmando i dischi dei fan, una mossa che strappa un sorriso. Si ritorna nell’odierno, scorrono “So Be It” e “Ace Trumpets”: nessuna sovrastruttura, nessuna frase retorica. È un live fisico, una lezione hip hop che si regge sulla forza delle parole e sulla presenza dei due rapper, che sembrano non avere bisogno di dimostrare più niente. I Clipse sono diventati celebri con il coke rap, la strada, la droga, la criminalità, “this is culturally inappropriate”, per citarli, osservando quel mondo con una telecamera spietata.
Oggi sono tornati per raccontare anche e soprattutto altro. Non rinnegano quello che sono stati, ma lo guardano da un punto diverso, più maturo. Il momento più emotivo del concerto, infatti, arriva con “The Birds Don't Sing”, il brano dedicato alla morte dei genitori. Alle loro spalle scorrono le immagini di mamma e papà, Mildred e Gene Thornton. Pusha T spiega che sta navigando senza la sua bussola. Malice, tra i due quello negli anni diventato più spirituale e mistico, si interroga proprio sul ritorno: “Dovrei rappare di nuovo? Mi hai dato la tua benedizione…”. Il titolo si svela piano piano da solo: “Gli uccelli non cantano, gridano dal dolore”. I due rimpiangono il tempo che non hanno passato con i propri cari, troppo presi dal lavoro e dagli impegni. È lì che il nuovo corso dei Clipse si mostra nel suo significato autentico.
Non è soltanto una reunion artistica, ma un modo per esorcizzare insieme una ferita, per trasformare il lutto in qualcos’altro. L'outro lascia un messaggio quasi testamentario sul rapporto genitori-figli. È come se i Clipse avessero attraversato un deserto, e ne fossero riemersi segnati, con barre che oggi suonano veraci e a tratti commoventi proprio perché hanno quel vissuto intrinseco. È una lezione per tanti rapper e cantanti italiani: non serve esserci sempre. Serve vivere. E per tornare, serve avere qualcosa da dire.
Scaletta:
Chains & Whips
P.O.V.
Popular Demand (Popeyes)
What Happened to That Boy
M.T.B.T.T.F.
Inglorious Bastards
Momma I'm So Sorry
Keys Open Doors
Mr. Me Too
Grindin'
F.I.C.O.
So Be It
Ace Trumpets
The Birds Don't Sing
So Far Ahead