«IO E LA MIA OMBRA - Casino Royale» la recensione di Rockol

Casino Royale - IO E LA MIA OMBRA - la recensione

Recensione del 23 giu 2011 a cura di Ercole Gentile

La recensione

E così di anni ne sono passati quasi altri cinque. I Casinò Royale si sono fatti di nuovo aspettare a lungo prima di tornare con un nuovo disco di inediti. Certo, non sono paragonabili ai nove trascorsi da “CRX” del 1997 a “Reale” di fine 2006, un album con il quale Alioscia e soci dimostrarono di essere ancora vivi e vegeti e di stare in piedi alla grande anche senza un ex importante come Giuliano Palma.
Se nel precedente disco decisero di avere al loro fianco il rinomato produttore scozzese Howie B, nel nuovo lavoro “Io e la mia ombra” la formazione milanese decide di fare tutto in proprio, accettando rischi e vantaggi della cosa. L'uomo e la sua ombra, come metafora di una solitudine che attanaglia sempre più la società occidentale, ma anche il ritrovarsi adulti a fare i conti con quello che la vita ti ha dato fino ad oggi o ancora il rapporto con la città, l'eterno odio/amore verso la loro Milano.
Questi i temi portanti del nuovo disco dei Casino che ancora una volta, nel caso ce ne fosse bisogno, dimostrano una capacità di scrittura lucida e poetica allo stesso tempo, sicuramente fuori dal comune. Musicalmente si sente chiaramente il maggiore uso dell'elettronica rispetto a “Reale”, una volontà espressa chiaramente dalla stessa band che voleva voltare pagina e distaccarsi dall'ultimo periodo (quello della raccolta “Royale Rockers”) in cui si è tuffata nel roots reggae, rifacendo in questo stile i maggiori successi, portandoli poi anche in tour.
A conquistare fin da subito sono pezzi come l'oscurissimo inizio soul-step di “Solitudini di massa” e la conseguente title-track, decisamente più vivace dal punto di vista ritmico (ci si avvicina allo ska degli esordi, seppure decisamente imbevuto nell'elettronica/dub e nel ritornello pop), ma sempre tagliente e incentrata sul tema della solitudine moderna (“La gente torna a casa non riesce più ad uscire, molti escono di casa e non vogliono tornare”), così come il rock elettronico di “Ogni uomo una radio” (“Metti te stesso, conosci gli altri, la moltitudine non è la massa, vorrei conoscere lo stato d'animo di tutto il pianeta”) e l'electro-pop di “Il fiato per raggiungerti” (“Mi sono perso per rincorrermi”). O ancora i sei minuti di cupa elettronica (forse la traccia migliore del disco) di “Vivi”, una splendida introspezione senza sconti (“Sai ciò che cambia e cosa cerchi, muore il fantasma del tuo ieri e la paura di domani”) e l'ottimo trio conclusivo composto dal viaggio elettronico con finale quasi psichedelico di “Il rumore della luce”, l'autobiografica “Stanco ancora no” (la storia e l'amore per la musica dei Casino) e la rappeggiante “Dentro la città”, dedicata alla loro Milano dopo la “Milano double standard” del precedente “Reale” (“Respiro il caos intorno a me, mi cerco altrove […] metropoli necropoli”). Insomma, “Io e la mia ombra” è un disco che dopo tutto fa sentire meno soli. Perchè dopo ventiquattro anni i Casinò Royale sono ancora qui, con i loro ritmi un passo avanti e le loro parole lucide e mai banali, con canzoni che farebbero invidia a molti ed una coerenza non in vendita. E sì, anche con i loro difetti che li rendono ancora più veri.

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