«S.C.O.T.C.H. - Daniele Silvestri» la recensione di Rockol

Daniele Silvestri - S.C.O.T.C.H. - la recensione

Recensione del 28 mar 2011 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Ci è mancato, Daniele-Silvestri. "S.C.O.T.C.H." è il primo disco di inediti del cantautore romano da "Il latitante" del 2007 (quello de "La paranza", per intenderci), che a sua volta arrivava a 5 anni dal precedente. In mezzo, solo una raccolta con inediti, "Monetine", nel 2008.
Insomma, Daniele non è stato prolifico e magari ci siamo distratti un po', nel frattempo. Ma sentendo questo disco davvero ci si rende conto quanto è mancata la sua voce, la sua ironia, la sua capacità di mettere assieme cose diverse con naturalezza, dal punto di vista sonoro e tematico.
Partiamo dai fatti: "S.C.O.T.C.H." è un stato inciso praticamente live, con i collaboratori storici di Daniele e presenta una lunga lista di ospiti, dall'amico storico Niccolò Fabi (seconda voce in "Sornione") a Stefano Bollani, ad Andrea Camilleri a chi più ne ha più ne metta (Bunna, Gino Paoli, Raiz...). Ma è soprattutto il primo punto ad essere importante: "S.C.O.T.C.H." è un disco che suona diretto, immediato - sicuramente beneficia di un processo di lavorazione meno faticoso di quello che a lungo rimandò "Il latitante". Perché pur passando da un genere all'altro, il disco suona omogeneo, sia che Daniele si cimenti in una ballata malinconica da tipica scuola romana ("Sornione", appunto), sia che giochi con suoni retrò, come nella bella e azzeccata rilettura di "Io non mi sento italiano" di Giorgio Gaber, pezzo più che mai attuale. E poi ci sono i testi: anche qua Daniele è capace - come pochi altri - di passare da toni intimisti e personali, a pezzi dichiaratemente sociali ("Precario è il mondo", con Raiz, sul mondo del lavoro )e politici ("Monito(r)", che si immagina il dilemma del Presidente italiano, prima di firmare la legge sul legittimo impedimento).
E poi c'è l'ironia e l'autoironia, di cui è simbolo "La chatta", rilettura de "La gatta" di e con la presenza di Gino Paoli, che diventa la storia di una chat abbandonata sul sito di Macchianera, ormai invecchiata e superata da Facebook.
Insomma, un altro piccolo gioiello. Un disco che volutamente evita quel modello-tormentone - come "La paranza" o "Salirò", per intenderci - che a Daniele riesce benissimo. Un disco che per i suoni e l'atteggiamento ricorda i lavori migliori di Daniele, quelli della seconda metà degli anni '90 ("Il dado" e "Il Sig. Dapatas"). Ora rimane solo da sperare che per il prossimo disco non si debbano aspettare altri 4-5 anni...

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