«EDEN - Subsonica» la recensione di Rockol

Subsonica - EDEN - la recensione

Recensione del 08 mar 2011

La recensione

Partiamo da questo concetto: "Eden" è il disco più pop dei Subsonica. Pensate che questa sia una critica? Niente affatto, anzi. Cerchiamo di contestualizzare: la band torinese è arrivata al suo sesto album in studio e sono passati 14 anni dal suo omonimo esordio. "L'eclissi", l'album precedente, era uno dei più cupi della loro produzione, sia nella musica che nei testi. Per affrontare le nuove composizioni stavolta Samuel e compagni hanno scelto di invertire la rotta: si sono chiusi in una casa di campagna fuori Torino, isolati dal resto del mondo e immersi nella natura. Da qui forse è nato il concetto dell'Eden, di un luogo nel quale trovare una tranquillità (forse?) definitiva. Ecco cos'è il nuovo lavoro dei Subsonica: un viaggio, una biografia a tappe dell'uomo/donna che cerca di sfuggire dalle inquietudini e dalle nevrosi metropolitane.
La titletrack, che apre il disco ed è stata diffusa in rete già da un po' di giorni, è il manifesto sonoro e tematico di questo nuova direzione. È costruita su un tappeto ritmico soffice, con chitarre che fanno pensare ai Radiohead di "In rainbows" (ci concediamo un azzardo: i Subsonica hanno ascoltato spesso Thom Yorke e soci durante la lavorazione di questi brani). Un brano pop, certo, ma di grande gusto ed efficacia.
Stesso dicasi per "Serpente", intrisa di dubstep, e per "Istrice", una canzone che racconta Torino attraverso la storia di una ragazza introversa e confusa, con uno spirito malinconico e un arrangiamento orchestrale da ballata metropolitana. La voce di Samuel qui è un valore aggiunto, come spesso accade. Forse solo in "Quando", altro pezzo delicato e soffuso, riesce a fare di meglio. Gli arrangiamenti studiati da Max Casacci e Boosta fanno il resto.
Attenzione però, non pensiate che "Eden" sia un disco fatto solo di ballate. Il classico stile Subsonica, nato tra i centri sociali dei Murazzi, ritorna qua e là. Come ne "Il diluvio", ad esempio, che sembra uscita direttamente dalle sessioni di "Amorematico", o nell'invettiva politico/sociale di "Prodotto interno lurido". Una canzone che sembra un po' il gemello de "L'abitudine".
Ma tra gli episodi più movimentati il migliore è sicuramente "Benzina Ogoshi", una canzone dove i Subsonica si dilettano in una felice e tagliente autoparodia, scritta "a quattro mani" con i fan attraverso uno scambio di mail in rete. Il ritornello "Non siete riusciti a bissare Microchip emozionale" funziona davvero alla grande. Un segno che la band non si è annoiata a fare questo disco, come prova anche il divertissement "La funzione", dove spuntano perfino i Righeira. Volete una prova definitiva del cambiamento? "Sul sole" è un pezzo che inneggia al disimpegno e alla catarsi. A chiudere il cerchio ci pensa "L'angelo", ancora un episodio dall'atmosfera sospesa.
Insomma, alla sesta prova i Subsonica hanno rallentato un po' il ritmo e cercato la strada della maturità, aprendosi con decisione all'elettropop orchestrale. Più influenzati da Bjork o dai Radiohead che da New Order o Chemical Brothers, per intenderci. La loro forza però è stata quella di non fare un disco scontato, che flirtasse con il pop "facile", ma che è rimasto coerente con il loro percorso e ci ha regalato una nuova serie di canzoni davvero brillanti. Se poi l'Eden lo si possa trovare sulla terra o no non possiamo saperlo, purtroppo. Lo speriamo.



(Giovanni Ansaldo)
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