«DIFFERENT GEAR, STILL SPEEDING - Beady Eye» la recensione di Rockol

Beady Eye - DIFFERENT GEAR, STILL SPEEDING - la recensione

Recensione del 01 mar 2011 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Sembra l’altro ieri: una chitarra sfasciata, l’ennesima litigata e finiva, quella volta sul serio, la storia degli Oasis. Sembra l’altro ieri, ma è passato quasi un anno e mezzo dalla fine dell’estate 2009. E noi abbiamo continuato a parlare dei fratelli Gallagher perché loro non hanno mai smesso di darci occasione per farlo. Però, finalmente, si può tornare a parlare di musica, grazie ai Beady Eye. Ovvero quel che resta degli Oasis meno Noel: Liam con Gem Archer, Andy Bell e Chris Sharrock. I primi singoli diffusi in rete hanno solleticato l'appetito e come tutti eravamo curiosi di sentire la band sulla lunga distanza, immaginando che la mancanza della penna di Noel si sarebbe fatta sentire.
“Different gear, still speeding” (titolo programmatico, non c’è che dire), conferma quest’ipotesi, anche se in maniera diversa da quello che si poteva supporre. E’ un bel disco, va detto subito, e non ha canzoni deboli, che mostrano apertamente la mancanza di Noel. Ha solo canzoni molto derivative: è forse questo il vero effetto dell'assenza del fratello, o forse è semplicemente una scelta che i Beady Eye hanno fatto in maniera ancora più dichiarata rispetto a quanto facevano già gli Oasis. Prendete “Beatles and Stones”, canzone dal titolo che più diretto che non si può, con un riff che riporta immediatamente alla mente “My generation” degli Who. O la già nota “The roller”, che richiama “Instant karma” (“sarebbe piaciuta a John Lennon”, ha dichiarato Liam. E ci credo…). E così nel resto del disco, si potrebbe giocare all’infinito a ricostruire citazioni più o meno indirette.
“Different gear, still speeding” ha soprattutto un grande pregio: un ottimo sound, merito di quella vecchia volpe di Steve Lillywhite, che ha “spogliato” il suono, togliendo tutto quegli orpelli produttivi che un po’ appesantivano le ultime cose degli Oasis. Così i Beady Eye suonano diretti, secchi: puro rock ‘n’ roll di stampo vintage. E poi, in diversi momenti, ritorna la magia pura: come in “Kill for a dream”, ballatona che è forse il momento più alto del disco, in termini di scrittura, performance e produzione.
Insomma, se Liam voleva dimostrare di potercela fare senza la stampella del fratello, ha abbondantemente superato la prova, retorica e dichiarazioni d’effetto a parte. Ora la palla torna a Noel. E abbiamo la sensazione che la guerra a distanza continuerà, e produrrà altre belle battaglie musicali come questo disco…

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