«IL SOGNO ERETICO - Caparezza» la recensione di Rockol

Caparezza - IL SOGNO ERETICO - la recensione

Recensione del 28 feb 2011

La recensione

"Chi se ne frega della musica?", ci dice Caparezza nell'incipit di questo disco. E invece a lui della musica gliene frega eccome, ovviamente: il suo bersaglio in questo pezzo però è l'ipocrisia che regna attorno al mondo della sua professione. E che coinvolge un po' tutti: discografici, fan ma soprattutto gli stessi artisti. Insomma, sin dalla prima traccia del suo nuovo album "Il sogno eretico" (se si esclude la doppia intro "Nessun dorma/Tutti dormano") si capisce che il rapper di Molfetta non è cambiato di una virgola. Non è cambiato lo stile della sua musica, che per quanto ricca di contaminazioni è pur sempre rap. E non è certo scomparso il suo gusto per l'invettiva sociale, la satira politica e il surreale.
Questo ultimo lavoro per stessa ammissione dell'autore è un inno all'eresia, sia essa religiosa o culturale. Ecco dunque una galleria di personaggi che hanno pagato con la vita le loro convinzioni, finendo immancabilmente nelle mani del boia, una figura molto ricorrente nella produzione di Caparezza. Savonarola, Giovanna d'Arco e Galileo sono messi in fila, tutti accomunati da un destino non proprio fortunato e per questo "eroi" nel mondo di Michele Salvemini.
In questa carrellata di musica e parole, forse un po' troppo lunga a dirla tutta (16 tracce sono tante...) Caparezza dimostra la solita abilità compositiva, come nella brillante "Sono il tuo sogno eretico", medioevaleggiante nell'arrangiamento e piccata nel testo. Stesso dicasi per la genuinamente sguaiata "Il dito medio di Galileo" e il singolo "Goodbye malinconia", canzone dall'arrangiamento scanzonato ma amarissima nel modo in cui fotografa la situazione italiana: siamo in crisi, l'emigrazione aumenta e il futuro non si annuncia di certo migliore. E "nemmeno il caffè sa più di caffè, ma sa di caffè di Sindona". A cantare il ritornello, scelta che più felicemente malinconica non poteva essere, c'è Tony Hadley degli Spandau Ballet. Interessante anche la marziale "Non siete stato voi", dove sembra venire fuori un'anima un po' più cantautoriale.
C'è poi anche un reggae dedicato a Silvio Berlusconi, "Legalize the premier", che recita "Sono un presidente in erba ma me ne fotto della maria perchè io lotto ma per la mia legalizzazione" e si avvale della collaborazione di Alborosie. Più diretto di così si muore: Caparezza non lo cita mai esplicitamente, ma ci lascia capire bene chi è il suo bersaglio. La satira sociale più feroce invece è affidata a "La marchetta di Popolino", interessante nel testo ma non efficacissima nell'arrangiamento.
"Il sogno eretico" è insomma un disco che conferma in pieno lo stile di Caparezza: la sua scrittura brillante, l'amore per la contaminazione musicale, che rende il suo stile piuttosto atipico nel panorama italiano. Certo, questo potrebbe non piacere ai puristi del genere. Ma in realtà è il suo vero punto di forza. Quello di essere un eretico del rap.



(Giovanni Ansaldo)
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