«LOUD - Rihanna» la recensione di Rockol

Rihanna - LOUD - la recensione

Recensione del 09 nov 2010 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Un anno. Un anno è passato dalla pubblicazione di “Rated R”, ed un anno è bastato a smaltire il periodaccio che aveva portato alla realizzazione di un disco sicuramente più introspettivo rispetto a "Good girl gone bad".
Le prime note del primo pezzo, "S&M", o quelle del singolo “Only girl in the world” – entrambi caratterizzati da sintetizzatori invadenti e danzerecci - rendono evidente il significato del titolo del nuovo album di Rihanna: “Loud”. Vuole far casino, ballare, e far ballare. Vuole lasciare il passato alle spalle, la ferita – quella della violenza dell’ex fidanzato, tema dominante in “Rated R” - è rimarginata. D’altra parte, la ragazza ha 22 anni.
Ovviamente non sappiamo se questa è la realtà, e non ci interessa neanche saperlo. Sicuramente è la storia che racconta questo disco. E viene da pensare che il personaggio Rihanna sia un po’ troppo caratterizzato adesso, come lo era un anno fa. Ma succede tutto in fretta, nel modo di questa cantante, che ha pubblicato ben 5 dischi in 5 anni – solitamente le popstar del suo calibro lasciano passare molto più tempo tra un lavoro e l’altro.
Sia quel che sia, si può dire di “Loud” quello che si può dire di ogni disco di Rihanna: la cantante ha personalità, e soprattutto è circondata di collaboratori che la mettono in una botte di ferro, con canzoni-canzoni, ottime melodie, produzione di altissimo livello, scelte musicali destinate al successo. Rihanna funziona meglio in questa veste più spensierata, che ha altre diverse declinazioni: il reggae di “Man down”, i coretti di “Cheers”, l’hip hop di “Raining men” cantata con l’astro nascente Nicki Minaj, l’ultima scoperta di Swiss Beatz. Anche se il disco non si limita a questi momenti allegri: sull’altro versante spiccano la ballata “California king bed” (che ricorda Alanis Morissette) e soprattutto la seconda parte di “Love the way you lie”, sempre con Eminem: decisamente più introspettiva della prima parte apparsa su “Recovery”. Gli elementi sono gli stessi, sono solo state invertite le proporzioni.
In definitiva, di primo acchito “Loud” non sembra avere canzoni che possano ripetere l’exploit di “Umbrella” - che comunque rimarrà uno dei tormentoni più tormentoni degli ultimi anni. Ma ha tutte le carte in regola per rialzare quell’asticella del successo che con “Rated R” si era un po’ abbassata.

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