«LOVE BUS/LOVE BURNS - TAO» la recensione di Rockol

TAO - LOVE BUS/LOVE BURNS - la recensione

Recensione del 21 giu 2010 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Ha avuto una bella idea, TAO: nel 2007, fresco di pubblicazione del suo secondo album, si è inventato la Love Bus Experience, un pulmino Volkswagen d'annata, con amplificazione incorporata sul tettino e decorazioni in stile sixties, con cui gira e improvvisa concerti in giro per tutta Italia, assieme ai suoi musicisti, proponendo un repertorio fatto di cover storiche e brani originali.
Questo disco, il terzo del cantautore, arriva da quell’esperienza, fin dal titolo. Ed ha un’altra bella idea: due dischi a tema e speculari, uno dedicato all’amore (“Love burns”) e uno dedicato all’amore per la musica (“Love bus”), con la stessa bella grafica del pulmino. Due faccie della stessa medaglia, con qualche cover e molto materiale originale. In entrambi casi, TAO non fa mistero dei suoi punti di riferimento: il rock degli anni ’60, dai Beatles agli Stones, e qualche citazione del beat italiano; riferimenti diretti e indiretti (anche nei testi), anche di artisti più recenti come gli U2 (il suono de "La grande estate dell'amore", che sa anche un po' di Ligabue, e di "Eden").
Sono canzone musicalmente scritte bene, con un bel suono a base di chitarre acustiche ed elettriche, con testi un po’ da anima dannata del rock ‘n’ roll, che parlano di amore tormentato, e dell’altrettanto tormentata vita di chi ha venduto l’anima alla musica.
Ecco, se proprio vogliamo trovare un difetto è che ogni tanto TAO si fa un po’ prendere la mano da questa voglia di raccontarsi come un maledetto, come in “Voglio morire giovane” (il titolo la dice lunga… Se una cosa del genere la cantano gli Who, è un conto. Se la canta lui, con tutto il rispetto, un altro...). Il rischio, quando si calca così la mano, è di mostrare poca ironia, passando troppo per personaggio auto-costruito e poco per persona. Per il resto, le idee ci sono e le canzoni pure, – fatto salvo il dettaglio di cui sopra. “Love bus experience”, la canzone-tema della sua esperienza, ne è un esempio, come “Io ho lei”, quella più vicina alla musica italiana d'annata. E c’è anche gusto nelle cover – che potevano essere anche qualcuna di più, visto come gli vengono bene quando le fa con la Love Bus Experience. La sola scelta di “The wanderer” – la canzone con cui a inizio anni ’90 gli U2 sdoganarono Johnny Cash, con Bono che si faceva da parte per far cantare l’uomo in nero – è segno del fatto che TAO di musica ne capisce, eccome. Poi c’è un altro omaggio a Cash, “Ring of fire”, e l’omaggio alla summer of love con “San Francisco”.
Insomma, se una sera vi trovate il Love Bus sotto casa – come è capitato a chi scrive – scendete ad ascoltarlo. Se non vi è mai capitato, e se vi piace una musica che celebra le stagioni migliori del rock ‘n’ roll, ascoltate questo disco.

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