ALL DAYS ARE NIGHTS

Universal (CD)

di Gianni Sibilla

E' un artista senza mezze misure, Rufus Wainwright. Le ultime sue uscite - e sono tante, visto che è pure iperattivo - ce l'avevano mostrato in una luce sgargiante, coloratissima: quella della ri-messa in scena di uno storico concerto di Judy Garland, quella di un tour, documentato da un CD/DVD, che più che musica era avanspettacolo. Poi si è impegnato nella messa in scena di un'opera, a teatro.
Oggi invece lo troviamo con un disco all'opposto dello spettro sonoro musicale e visivo. "All days are nights. Songs for Lulu" arriva a tre anni da “Release the stars”, l'ultimo album di inediti. E restituisce Wainwright in una forma che dire minimale è poco. Forse anche perché fortemente provato dal dolore della madre, la cantante folk Kate McGarrigle, scomparsa a gennaio dopo una lunga malattia, Rufus è tornato alle proprie radici, al suono di inizio carriera: un piano, una voce e poco più. "All days are nights" è un disco straziante, nella sua semplicità, fatto prevalentemente di ballate lente in cui lo strumento accompagna la voce liricheggiante di Rufus. Solo in quest'ultimi dettagli, e in un certo compiacimento e arzigogolamento pianistico di certi passaggi, si intravede il Rufus barocco degli ultimi tempi. Per il resto, fin dal titolo che riecheggia Shakespeare ("All days are nights" è una frase di uno dei tre sonetti che sono stati messi in musica nell'album), la scelta è quella di un romanticismo radicale.
Non è evidentemente un disco facile, questo, come lo erano per certi versi i dischi precedenti. Richiede pazienza, concentrazione, per andare oltre il rischio di un ascolto superficiale che significherebbe noia. Sarà un disco da sentire dal vivo, dove la potenza interpretativa di Wainwright avrà la possibilità di emergere meglio: in Italia arriverà il 13 e 15 maggio, a Firenze e Milano.
Però, caro Rufus: perché non ti dai una regolata? Va bene che sei un artista eccessivo, da sempre e in modi molto diversi, compreso quello di queste canzoni. Però i tuoi dischi migliori sono quelli - come "Poses" e "Want one" - dove hai saputo trovare un equilibrio. E un po', sentendo questo "All days are nights", li si rimpiange.