«BIBLE BELT - Diane Birch» la recensione di Rockol

Diane Birch - BIBLE BELT - la recensione

Recensione del 29 mar 2010 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Faccia giovane, frangetta alla moda, occhioni: uno potrebbe pensare che Diane Birch sia l’ennesima divetta pop, oppure la nuova musa indie.
Invece questa ragazza americana non è ne l’una ne l’altra. E’ una strana creatura, musicalmente parlando: 28 anni, e fa musica “adulta”, quella che potrebbe piacere a chi di anni ne ha qualcuno in più. Sentendo “Bible belt”, disco di debutto pubblicato l’anno scorso in America e in uscita da noi sull’onda dei buoni riscontri ottenuti oltreoceano, si scopre un mondo di canzoni retrò, immerse in riferimenti musicali inattuali. Si potrebbe pensare che la sua autrice sia stata ibernata per diversi anni, perdendosi per strada le ultime tendenze. E in parte è così: leggendo la sua biografia si scopre che Diane è figlia di un pastore avventista, e che nei primi anni della sua vita i suoi contatti con la cultura popolare sono stati praticamente nulli. Un “imprinting” a base di gospel e musica da chiesa, che si sente fin dalle prime note.
Diane Birch non si ferma qui, ovviamente; in “Bible belt” ci sono riferimenti al pop d’annata, al piano-rock, al soul, con mentori abbastanza espliciti, e uno su tutti: la Carole King di “Tapestry”, che nel fondere questi generi fu maestra irraggiungibile. Il risultato è piacevole, e anche fresco: le canzoni sono scritte bene, gli arrangiamenti sono ben fatti, la produzione è ottima (il tutto non suona troppo freddo, come certe volte succede con musiche retrò incise con le tecnologie odierne) la voce della Birch è calda per reggere e rendere credibile il tutto. Poi, certo, una buona dose di piacioneria non guasta, anche quando si fa musica di questo genere. Sia quando ammicca a Bacharach nell’iniziale “Fire escape”, sia quando costruisce ritornelli cantabili che vadano bene anche per le radio (“Valentino”, il singolo “Nothing but a miracle”).
Non c’è da aspettarsi nulla di nuovo o di sconvolgente, da un disco come questo. Ma solo delle buone canzoni, costruite con gusto e diverse da quello che solitamente passa il convento radiofonico/televisivo. Finalmente una cantante retrò brava e che non cerca di scimmiottare Amy Winehouse : vi pare poco?

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