«ELETTRA - Carmen Consoli» la recensione di Rockol

Carmen Consoli - ELETTRA - la recensione

Recensione del 03 nov 2009

La recensione

E’ uno degli stereotipi più consolidati quello che vuole che i dischi, i libri, i film migliori siano frutto dell’elaborazione di un dolore, di un lutto. Carmen Consoli non ha fatto mistero di quanto il suo nuovo album “Elettra” - il primo in oltre tre anni da "Eva contro Eva" del 2006 - sia stato fortemente segnato dalla morte del padre. A lui sono dedicate le prime parole del disco, quelle di “Mandaci una cartolina”, e anche la figura scelta per il titolo rimanda a questo: il complesso di Elettra, in psicanalisi, è l’innamoramento della figlia per il padre, speculare femminile del più noto complesso di Edipo.
Ma “Elettra” non si può limitare soltanto a questo, perché il repertorio di storie che Carmen Consoli racconta è ben più vasto, e l’influenza paterna forse è più sottile: riguarda un mondo e un modo di vedere le cose forse inattuale ma non per questo meno affascinante, che spazia dalle storie delle “buttane” alla piazza di paese vista dalla finestra (“A finestra”) a storie di abusi (“Mio zio”).
Inattuale è anche la musica di questo disco: “Elettra” è un disco che segue il percorso di “Eva contro Eva”, con un suono prevalentemente acustico, privilegiando la forma ballata. Il lavoro sulle sonorità fatto da Carmen assieme alla sua band è davvero notevole e apprezzabile in tutto l’album. Magari spiace un po’ che Carmen non frequenti più il rock – almeno non discograficamente, perché in concerto è un’altra storia, come ha dimostrato il tour per il decennale di “Mediamente isterica” dell’anno scorso. Ma Carmen risponderebbe che le chitarre elettriche ci sono anche qua, solo sono usate diversamente. In fin dei conti, canzoni come “Mio zio” hanno un piglio decisamente rock, anche se sono il basso e gli archi a guidare le danze.
“Elettra” è un disco di livello, per un’artista che negli anni ha saputo crearsi un suo stile riconoscibilissimo, sia a livello linguistico, sia sonoro, sia interpretativo. Ecco, uno dei pregi migliori di questo album è proprio il modo in cui "la cantantessa" riesce a sorprendere pur rimanendo simile a se stessa.

(Gianni Sibilla).
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