«HOMBRE LOBO - eels» la recensione di Rockol

eels - HOMBRE LOBO - la recensione

Recensione del 10 giu 2009 a cura di Giuseppe Fabris

La recensione

Mr.E l'ha sempre detto, lui si stanca in fretta: avere sempre la stessa band, fare lunghi tour con concerti sempre uguali, presentarsi al pubblico nella medesima maniera, sono tutte cose che non fanno per lui. E' per questo che, dal debutto con lo pseudonimo eels ad oggi, ogni suo album si è rivelato come un cambiamento rispetto al precedente, non tanto nel sound, ma quanto nel modo di presentarsi al pubblico e nelle storie raccontate da questo cantautore californiano.
La noia per E dev'essere stata ancora più insopportabile dopo aver pubblicato un disco contenete le canzoni messe da parte in sette anni di carriera e due "best of", così insopportabile da portarlo a compiere il giro del mondo con tre tour totalmente differenti (acustico con quartetto d'archi, elettrico in trio e di nuovo acustico in duo) che gli hanno permesso di liberare la mente in attesa del nuovo album.
Dopo quattro anni di attesa da "Blinking lights and other revelations", lo ritroviamo così con una barba lunga che può ricordare i ZZ Top, ma per i fan degli eels non può che portare alla copertina di uno dei suoi dischi più rock e blues: "Souljacker".
Come da sua ammissione il nuovo "Hombre lobo" prende ispirazione infatti da una canzone di quel disco intitolata "Dog faced boy", in italiano "ragazzo con la faccia da cane" (avete mai visto che mascella da bulldog ha Mr E?), una figura che il cantautore ha voluto riprendere per raccontarne le gesta in età adulta. In un misto tra autobiografia e finzione E continua così il suo lavoro di narratore di piccole storie, come se, come teorizzato dal padre (il noto fisico Hugh Everett III), i suoi personaggi si muovessero in universi paralleli.
Così, l'allora ragazzo con la faccia di cane è cresciuto ed è diventato un vero "Hombre lobo" (uomo lupo o lupo mannaro, che dir si voglia): metafora che usa per paragonare l'irrazionale trasformazione di fronte alla luna piena con il desiderio scatenato dall'amore per l'altro sesso.
Le dodici canzoni non potevano che aprirsi con gli ululati di un uomo innamorato, ma non ricambiato, in un rock blues che si articola tra urla e chitarre roventi, seguito dalla malinconica "That look you give that guy": "Lo sguardo che lanciavi a quel ragazzo, lo voglio sentire su di me. Se fossi quel ragazzo, dentro di me, non ti lascerei mai".
L'intero album si muove su due tonalità, il rock di "Lilac breez" e "Tremendous dynamite" e le ballate malinconiche care a E come in "In my dreams" e "The longing", uno dei momenti più dolci e strazianti dell'album: "La brama è un'amica, un modo per stare vicini, mi sembra quasi che lei sia qui e che lei sappia. Quando ho detto che morirei per lei, non erano solo parole. Lo farei veramente, rendendo così il mondo un posto migliore per lei".
La dannazione di questo amore così doloroso porta il protagonista a cercare una nuova via nella rabbia della bestia che porta dentro, nuovo sangue per il lupo mannaro: "Il sole scende sul giorno delle scuse, il bimbo prega sotto le luci della notte. Lo so, probabilmente ti stai preparando per la notte. Bella donna, esci dalla mia testa".
Con il calar delle tenebre inizia il lungo percorso che porta verso l'accettazione, non c'è più la rabbia del rock, ma la leggerezza del folk e anche l'allegria del reggae che ci sorprende in "Beginner's luck": la dimostrazione che E non è solo un grande narratore, ma anche un grande artista pop. Così, dopo tanta tensione ci abbandoniamo a questo finale dolce-amaro che dimostra l'eccezionalità di questo autore che, dal 1996 ad oggi, continua a pubblicare album di alto valore senza mai stancarsi di alzare quell'asticella che ha superato brillantemente anche questa volta.

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