«DISTRICT LINE - Bob Mould» la recensione di Rockol

Bob Mould - DISTRICT LINE - la recensione

Recensione del 15 feb 2008 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Icona del rock alternativo anni ’80. Poi autore televisivo per il wrestling. Poi DJ e anima del progetto “Blowoff”, serate musicali nel circuito dei locali gay americani. Quindi ritorno al rock alternativo.
Il percorso di Bob Mould non è stato dei più lineari, non c’è che dire. Ma arriverà un giorno in cui anche i ragazzini e le giovani band riscopriranno gli Husker Du così come fanno oggi con nomi ben più insignificanti del rock retrò. E allora verrà il momento in cui dischi come questo “District line” riceveranno il trattamento che meritano: piccoli gioielli musicali, piccoli bignami di scrittura ed interpretazione rock da mandare a memoria per le nuove generazioni.
Dal canto suo, Bob Mould si è rimesso in pista, separando meglio le sue varie anime e tornando a fare nei suoi dischi quello che sa fare meglio: il rocker. “District line” è il secondo disco in poco più di due anni (“Body of song” era del 2005) che lo rivede su ottimi livelli di forma dopo le sbandate elettroniche di “Modulate”, in cui aveva provato a inserire la sua vita da DJ su quella da rocker, combinando un pastrocchio. In “District line” c’è solo qualche coloritura elettronica, è c’è un rock elettroacustico che ricorda da vicino quello della sua seconda band, gli Sugar, che ebbero una breve ancorché fruttuosa vita negli anni ’90, pompati con grande enfasi dalla stampa britannica, e poi mollati, come spesso succede.
Insomma, se ci fosse una lista dei personaggi più sottovalutati del rock, Bob Mould sarebbe in posizioni molto alte: ogni occasione è buona per (ri)scoprirlo, questa compresa.

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