«MADE IN THE DARK - Hot Chip Dj Set» la recensione di Rockol

Hot Chip Dj Set - MADE IN THE DARK - la recensione

Recensione del 14 feb 2008 a cura di Ercole Gentile

La recensione

Ci sono artisti che sanno cavalcare l’onda. Riescono ad intuire quale sarà la melodia che “spacca”, quel sound che farà impazzire i ragazzi alle feste e nei club. Così capita che il loro nome finisca sulla bocca di tutti, anzi no, solo delle persone più cool. E la cosa risulta piuttosto bizzarra dato che, guardandoli in foto, gli Hot Chip sembrano tutto tranne che tipi da copertina (si sa, talvolta l’essere trendy si nasconde proprio nel fingere di non esserlo). Ma questo con la musica non c’entra.
“Made in the dark” è il terzo album sulla lunga distanza del quintetto londinese salito alla ribalta nel 2006 con l’ottimo album “The warning”, una miscela esplosiva di elettronica, pop e funk rappresentata dal trainante singolo “Over and over”. Dopo remix in favore di artisti come Gorillaz, Kraftwerk, Badly Drawn Boy, Amy Winehouse, Queens of the Stone Age e Bright Eyes ed un capitolo della compilation edita dalla K 7 “DJ Kicks”, ecco la nuova prova.
Il lavoro è idealmente diviso in due parti: una sulla quale campeggia una luminosa insegna “Let’s dance”; l’altra dedicata al post-party, quando la notte è già diventata mattino ed i bollori si vanno affievolendo.
La sezione danzereccia è indubbiamente quella più riuscita, capitanata da un singolo che è tutto un programma: “Ready for the floor”. Electro-pop anni ’80 all’ennesima potenza, contaminato da venature funk, in un divertente intruglio da ingurgitare prima di scatenarsi in pista. Sulla stessa scia ecco brani come la minimale “Shake a fist”, “Bendable poseable” (leggermente più rock), “Touch too much”, “One pure thought” (un incontro tra funk e dance anni ’90) e l’adrenalinica “Hold on”.
Le notizie meno rosee giungono dai brani più lenti, inni d’amore pericolosamente in bilico sul burrone del pop melenso: niente di tragico per carità, il fatto è che canzoni simili (“We’re looking for a lor of love”, “Made in the dark”, “Wrestlers”, “In the privacy of our love”) si possono trovare di migliore fattura in lidi abitati da artisti esperti del genere.
Insomma gli Hot Chip sono nati per la pista, sanno come far ballare ed anche “Made in the dark” ne è la prova. E’ vero, creare un disco di tredici episodi da dancefloor diventa pesante, ma se non si hanno idee creative per riempirlo meglio lasciar perdere e dare alle stampe un EP di maggiore qualità. Di quantità ce n’è fin troppa in giro…

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