«CASA - Mao» la recensione di Rockol

Mao - CASA - la recensione

Recensione del 01 gen 1998

La recensione

Secondo album per Mao e la rivoluzione, che oltre ad accorciare il nome si presentano all'appuntamento con un album più immediato e a fuoco del precedente SALE. CASA è un album che mette in mostra tutto il talento di questa band, dedita ad un pop-rock urbano tanto minimale nei testi quanto efficace e ferrato sul versante arrangiamenti, con suoni all'insegna del low-fi più dichiarato. Mao, il cantante, ha la faccia impenitente di un Celentano e buon gioco nel caricare di significato composizioni che forse altrimenti passerebbero più sotto silenzio. Il brano di apertura, "Stringimi", è un ottimo esempio del pop proposto da Mao, che nell'album trova anche il modo di piazzare altri colpi vincenti come "Bolla di sapone", "Romantico" (con la quale il gruppo è riuscito ad entrare tra le nuove proposte del Festival di Sanremo), "Pazzo di te" e "Il mare di Tokyo". E' un disco in bianco e nero e non solo nella foto di copertina: quadri, immagini e paesaggi urbani in bilico tra grigiore ed energia compressa, sostenuti da chitarre nervose e da una voce finto-spensierata che a tratti risuona persino beffarda. CASA nasce in una casa di montagna, per l'appunto, mentre per la preproduzione sono bastati venti giorni di lavoro trascorsi sulle colline astigiane, in un'altra casa, questa volta di collina. L'avventura del disco si conclude nel più 'casalingo' dei nostri studi di registrazione, vale a dire l'Esagono di Rubiera (già mèta del Ligabue di BUON COMPLEANNO ELVIS), dove il gruppo ha inciso le canzoni decidendo di autoprodursi artisticamente. Un buon album, CASA, che siamo certi aiuterà il gruppo torinese a farsi conoscere e apprezzare come già aveva iniziato a fare con il precedente album.

Mao Rock
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