«UNO - Raiz» la recensione di Rockol

Raiz - UNO - la recensione

Recensione del 05 ott 2007 a cura di Luca Bernini

La recensione

Dopo un primo album solista – “Wop”, del 2004 – considerato dalla critica e della maggior parte del suo vecchio pubblico “almamegrettiano” un mezzo passo falso, forse per l’attitudine smaccatamente “pop” che sfoggiava in alcuni passaggi, Raiz decide di fare le cose per bene in questo secondo lavoro, e si contorna di una squadra d’eccezione: Eraldo Bernocchi alle chitarre e programming, Bill Laswell al basso – entrambi già con lui nel progetto world-dub degli Ashes – e Hamid Drake alla batteria (già al fianco di alcuni tra i principali jazzisti americani, da Don Cherry a Herbie Hancock). Convoca amici vecchi e nuovi – da Pier Paolo Polcari degli Alma a Roy Paci, dai Faraualla a Pino Basile e ai Maracatudo – e, soprattutto, scrive un pugno di canzoni di grande livello, che messe in bella insieme a cotanta formazione finiscono per offrire un risultato straordinariamente ispirato.
Se al primo ascolto “Uno” potrà sembrare per molti aspetti la filiazione – per non dire la pura e semplice ripresa – del discorso reggaedub-napoletano interrottosi all’indomani di “Sanacore”, in realtà esso contiene riferimenti alle diverse strade percorse da Raiz come vocalist, musicista e autore di testi. La musica mediorientale, la poesia persiana d’ispirazione amorosa, la canzone neomelodica napoletana, il roots reggae giamaicano, la lezione dub, tutto si mescola nelle tracce di un album che mette in mostra i vari stili vocali di quello che, a parere di chi scrive, è oggi più che mai – per capacità tecniche, personalità e capacità di emozionare - il migliore cantante in circolazione.
Nove canzoni come immaginarie scene di un film girato “in via Caracciolo, sul lungomare di Kingston”, come Raiz ama definire l’ambientazione irreale della sua musica giamaicana di Napoli. Un film che parla di camorra, di vite bruciate dall’ambiente in cui vivono e crescono e al tempo stesso di gente che invece non si arrende e reagisce, non rinunciando a vivere e cercando, nella pratica della quotidianità quello che a prima vista sembrerebbe un impossibile lieto fine. Un film che parla di amori infiniti e di altri impossibili, di vino che diventa aceto, di relazioni che diventano gabbie, di assenze e perdite incancellabili. Ma che più di tutto sembra – e a questo pare sottendere il titolo dell’album così come uno dei suoi brani più rappresentativi, “Jerusalem” – voler raccontare con toni accorati la tragedia di una civiltà che ha smarrito la propria unità, ovvero la sua umanità. “Uno” auspica un ritorno alla Casa dell’Uomo, alla propria unità interiore, alla ricerca di un senso diverso dalla rutilante celebrazione del presente.
La tracklist dell’album affianca ai nove inediti due versioni remix, che fungono quasi da trait d’union con un vero e proprio gioiello, ossia “Uno+”, l’album di remix che a “Uno” è accoppiato (per capirci, è un tipico esempio di “due dischi al prezzo di uno”), e che vede la tracklist dell’album ripercorsa interamente episodio per episodio a cura di remixers come Almamegretta, Max Brigante, Boosta, Ashtech, oltre allo stesso Eraldo Bernocchi. Realizzato con lo spirito del remix, ma senza smantellare la struttura canzone dei singoli brani, “Uno+” è un vero capolavoro, e se la fantascienza fosse realtà, avrebbe potuto essere un vero e proprio “nuovo” disco di Raiz, il più avanti in circolazione. E’ un lavoro in cui la voce di Raiz è comunque sempre presente, utilizzata dai remixers nel modo che più gli è congeniale, celebrandone di volta in volta le timbriche, le metriche, il calore.
Insomma, “Uno” e “Uno+” sono due lati di un unico progetto, che ha la capacità di riportare Raiz al centro esatto del suo universo musicale, evitandone pericolose dispersioni ma al contrario mettendo perfettamente a fuoco la sua creatività. In questi tempi di vacche magre per la discografia onore al merito a Fausto Donato della Universal, che di questo disco è stato insieme a Raiz l’anima progettuale. E’ bello ogni tanto ritrovare, dentro un disco, la passione che dovrebbe esserci sempre a farlo brillare.

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