«FAVOURITE WORST NIGHTMARE - Arctic Monkeys» la recensione di Rockol

Arctic Monkeys - FAVOURITE WORST NIGHTMARE - la recensione

Recensione del 11 mag 2007

La recensione

Eccolo qui, il disco più atteso dell’anno sul mercato internazionale: quello che schizza subito in testa alle charts inglesi, che ridà ossigeno ai negozi di Oxford Street, che spinge all’iperbole critici e recensori, che catapulta gli imberbi Arctic Monkeys, “scimmie” con giusto un accenno di peluria in viso, nella Top Ten americana di Billboard sancendone il definitivo sdoganamento anche oltre Atlantico. “Favourite worst nightmare” è già una storia di successo da studiare, una sequenza di numeri da iscrivere a bilancio, un investimento strategico, un “asset” patrimoniale, un album da cui dipendono le sorti di un’intera nazione discografica. Con buona pace dei quattro ragazzotti di Sheffield, che sembrano sinceri quando si dicono preoccupati per le attenzioni e le aspettative eccessive che li circondano e che però, beata incoscienza giovanile, reggono bene alla incredibile pressione mediatica e industriale, continuando a comportarsi con suprema naturalezza.
Contravvenendo alla regola aurea della stampa specializzata britannica che vuole un disco sull’altare e l’altro nella polvere, qualcuno ha già scritto che “Favourite worst nightmare” è ancora meglio del celebratissimo debutto, “Whatever people say I am, that’s what I’m not”. Vero. Certo, se non si è British, se si fatica a decrittare l’accento di Alex Turner e i suoi acrobatici giochetti verbali, se poco si sa della vita di provincia nel Nord dell’Inghilterra, molto va perduto. Nella elegante confezione del cd (suggestiva copertina pop/iperrealista, nessuna immagine del gruppo come al solito) dei testi delle canzoni neanche l’ombra: come se i Monkeys ci tenessero a parlare in codice e in dialetto stretto alla loro tribù, e quanto agli altri che si arrangino. Eppure questo secondo album è meno “sheffieldiano” e provinciale del precedente, influenzato com’è dalle cose che i quattro giovanissimi hanno visto e vissuto in questo anno folle e frenetico in giro per il mondo. Un disco molto curato, anche, a dispetto del tempo relativamente breve, 16 mesi, trascorso dal primo, e della sua esuberante spontaneità. Sicuramente non manca il coraggio, ai Monkeys, se hanno l’insolenza di colpire a freddo con un pezzo come “Brianstorm”, singolo senza ritornello, convulso assalto all’arma bianca tra ribalderia punk e spaghetti western, rock&roll attorcigliato su se stesso che Turner usa come pretesto per schizzare da par suo il ritrattino velenoso di uno di quei faccendieri da music business che deve avere incontrato sul serio. E’ il primo di quattro uppercut di fila, chitarre e batteria in moto perpetuo, salti e piroette, fermate brusche e accelerate, gli ormoni impazziti che schizzano dappertutto come se a suonare fosse un quartetto di cartoni animati, i Simpson o i Ninja. Musica per teen ager, vogliosi di pogare e di fare stage diving, certo, eppure c’è dell’altro. La penna bisturi di Alex, innanzitutto, fulminea, tagliente, di chirurgica precisione: in “Teddy Picker” se la prende con le insulse star da reality show citando la “Save a prayer” dei Duran Duran, in “Balaclava” e “Do me a favour” racconta di playboy da strapazzo e di amori andati in malora (invitando la ragazza a spaccargli il naso e a togliersi di torno), in “If you were there, beware” ammonisce la ex girlfriend a proteggersi dai paparazzi e dai tabloid che sfrucugliano nell’intimità delle nuove celebrità. E poi nelle canzoni, più compatte, spesso dure e aggressive, non c’è solo brutalità. Tra i riff distorti e quasi hard, i singulti ritmici e il drumming torrenziale (Matt Helders sembra già un piccolo Keith Moon) i bassi scolpiti nella roccia, i cori da curva calcistica, degli Arctic Monkeys colpisce il senso innato della dinamica, il gusto per la variazione timbrica, l’inclinazione al chiaroscuro. Melodia e rumore, graffi e carezze dispensati in parti uguali: ti stendono al tappeto con una rullata feroce e poi ti massaggiano l’orecchio con un vibrato alla Hank Marvin (quante memorie beat e surf, nelle chitarre di Jamie Cook !), ti sotterrano con la forza bruta della loro esuberanza giovanile e poi ti stuzzicano con la raffinatezza intellettuale dei loro calembour, ogni canzone un indovinello, una vignetta, un piccolo racconto che mandi giù come acqua fresca (la durata è ancora una volta da vecchio lp: 37 minuti e 40 secondi). Quando arriva “Fluorescent adolescent”, traccia numero 5, hai la conferma definitiva che non sono un bluff: ecco un classico singolo Brit pop alla vecchia maniera dei Jam, degli Specials e degli Smiths, retrogusto da dancefloor anni ’60, ritornello irresistibile e un testo ancora memorabile (al femminile) sullo svanire implacabile del sex appeal e della passione erotica. “Only ones who know”, subito dopo, ricorda molto il primissimo Elvis Costello, giovane arrabbiato ma capace di scrivere una canzone come “Alison”. E in fondo c’è “505”, il pezzo migliore. Turner lo ha scritto su un treno notturno pensando alla ragazza che lo aspettava in una stanza d’albergo: malinconico e sensuale, livido nell’atmosfera ma emotivamente vibrante, baciato da una ispirazione fresca e genuina. Smentendo clamorosamente chi li aspettava al varco col fucile puntato, gli Arctic Monkeys hanno ancora il mondo in pugno.



(Alfredo Marziano)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.