«FREEDOM'S ROAD - John Mellencamp» la recensione di Rockol

John Mellencamp - FREEDOM'S ROAD - la recensione

Recensione del 02 feb 2007 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Basterebbe l'attacco di “Someday”, con quell'intreccio di chitarre acustiche ed elettriche, con quella voce che declama “Un giorno, ma non so quando”, con un coretto in sottofondo. Basterebbero quei 30 secondi a riassumere decenni di rock americano. O basterero le prime parole di “The americans”: “Voglio che i miei eroi siano onesti e veri”. O basterebbero le atmosfere più rarefatte e l'immaginario di “Ghost towns along the highway”, o le chitarre arpeggiate di “Our country”, che dichiara “Io credo che ci sia un sogno per tutti, questa è la nostra terra”.
Basterebbe solo questo per fare di “Freedom's road”, il primo disco di inediti di John Mellencamp in quasi 5 annni, un piccolo capolavoro. Invece c'è molto di più: ci sono 11 splendide canzoni di rock, belle dall'inizio alla fine.
Per ironia della sorte, a Mellencamp è toccato di essere un rocker di culto, a cui non si dà mai quello che deve: perfeziona la fusione tra rock e folk, riscopre il repertorio delle radici americane (di cui era composto il precedente “Trouble no more”, disco di cover “storiche” del 2003), racconta da sempre le contraddizioni del sogno americano. Eppure la sua popolarità non è lontamente paragonabile a quella di Springsteen, che in diversi casi ha preso ispirazione diretta o indiretta dalle sue mosse. Tanto per intenderci, Mellencamp in Europa se lo filano in pochi, tanto che da noi non ha mai fatto un vero tour.
Eppure la sua statura è di primo piano: lo conferma la sua storia, lo conferma la sua discografia, lo conferma questo disco, che a sua volta conferma che la forma migliore Mellencamp la trova nella semplicità: le canzoni di “Freedom's road” sono state incise in casa, con spirito da “garage band” (e accenni al rock degli anni '60 saltano fuori in diversi brani) e lo riportano ai suoi tempi migliori, quelli tra il 1987 e il 1991 quando in tre dischi passò dal folk (“The lonesome jubilee”) al rock elettrico duro e puro (“Whenever we wanted”) dando lezioni di stile al mondo intero della musica d'oltreoceano.
Non c'è una nota fuori posto, in “Freedom's road”: tutti gli ultimi dischi di Mellencamp erano di altissimo livello, ma qua siamo, se possibile su un altro pianeta: siamo di fronte ad uno dei migliori talenti del rock americano ai suoi massimi. Ancora una volta, l'ex “Coguaro” (come lo avevano soprannominato ad inizio carriera) riesce a mettere in musica la sua terra, ad esprimerla con parole semplici e suoni diretti. “Freedom's road” è un disco da avere, per gli appassionati di genere e per chi vuole riscoprire le radici di molte cose “modaiole” del giorno d'oggi ci vengono spacciate come grande novità.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.