«RENATISSIMO! - Renato Zero» la recensione di Rockol

Renato Zero - RENATISSIMO! - la recensione

Recensione del 10 dic 2006 a cura di Alessandro Liccardo

La recensione

La fusione di Sony Music e BMG è riuscita a riunire sotto un unico ombrello l’intera produzione (o quasi) di gran parte dei più apprezzati e prolifici cantautori italiani. Non è dunque un caso che negli ultimi due anni siano arrivate nei negozi decine di nuove antologie, spesso sotto forma di cofanetti esaustivi con tre cd. L’occasione d’oro (anche nella grafica) è giunta anche per il "re dei sorcini", che proprio l’anno prossimo festeggerà 40 anni di carriera, visto che le sue prime incisioni, “Non basta sai” e “In mezzo ai guai”, risalgono al 1967. In passato sono già uscite pregevoli raccolte dedicate ai successi degli anni Settanta, periodo in cui il Nostro è stato spesso avvicinato dalla critica all’ondata glam britannica; l’unico tentativo, riuscito in verità solo in parte, di riassumere il più opaco e discontinuo decennio successivo è stato “Zerofavola seconda parte”, ritirato molto presto dal mercato. Ecco allora che per la prima volta si possono ascoltare i cavalli di battaglia di un’intera carriera, uno dopo l'altro, da “No! Mamma no!” fino a “Mentre aspetto che ritorni”; 41 le canzoni presenti, che diventano 43 nella lussuosa edizione limitata, confezionata a mo’ di libro con un ampio booklet ricco di fotografie. I più fedeli potranno infatti ascoltare anche due rare versioni “extended” di “Mi vendo” e “Morire qui”. Non c’è traccia del suo primo 45 giri, ma in compenso sono state incluse due nuove composizioni di Guido Morra e Maurizio Fabrizio (“Sono innocente” e “Fammi sognare almeno tu”) e un’inedita versione in studio di “Più su”, in origine contenuta nel doppio live “Icaro” e nel lato B del singolo “Galeotto fu il canotto”.
Nel primo compact disc si percorre la fase dei lustrini, del glam rock, degli ammiccamenti “disco” ma anche degli episodi più intimisti, spesso capaci di provocare e far pensare; i complici nella stesura di questi classici sono Franca Evangelisti, Piero Pintucci, Mogol (“Un uomo da bruciare”), Albert Verrecchia (co-autore de “La favola mia”) e Mario Vicari (Caviri). La seconda parte della raccolta, invece, attinge più che altro dai fortunati doppi album dei primi anni Ottanta, dal Q Disc “Calore” e da “Voyeur” del 1989. Non poteva certo mancare il pezzo che lo ha definitivamente rilanciato, quella “Spalle al muro” che ha presentato sul palco dell'Ariston e che, per molto tempo, è stata difficilmente reperibile, in quanto il doppio CD "Prometeo" è fuori catalogo. Infine, si può trovare una solida, seppur prevedibile, selezione di singoli dagli anni Novanta ad oggi; “Nei giardini che nessuno sa” è stata da poco riproposta da Laura Pausini nel suo disco di sole cover, “Cercami” e “L’impossibile vivere” sono state estratte da uno dei suoi album più consistenti e apprezzati dal pubblico (“Amore dopo amore”).
Che cosa manca, a questo “Renatissimo”, per essere una raccolta davvero completa? Non c’è nemmeno un brano catturato dal vivo, dimensione in cui Renato Zero ha sempre dato il meglio di sé. Forse quaranta canzoni non sono sufficienti per rappresentare con accuratezza ogni singola fase della sua carriera; tra le rinunce più dolorose si notano “La tua idea”, “Paleobarattolo”, “Sesso o esse” (scritta con un giovane Michele Zarrillo), “Qualcuno mi renda l’anima”, “Manichini”, “Sbattiamoci”. Trascurati interamente gli album meno fortunati degli anni Ottanta, da “Leoni si nasce” a “Zero”. Il cofanetto è anche piuttosto avaro di duetti: ce n’è solo uno con Mina, “Tutti gli zeri del mondo” (eppure “Neri”, sempre con la tigre di Cremona, è decisamente più accattivante); chissà se prima o poi tutte le collaborazioni con Claudio Villa, Mariella Nava, Gerardina Trovato, Ivan Graziani, Massimo Di Cataldo, Loredana Bertè, Antonello Venditti e altri colleghi saranno riunite in un’unica collezione... Avrebbe fatto di certo bella figura almeno un estratto dalla colonna sonora di “Nightmare Before Christmas”, film di Tim Burton in cui Zero ha prestato la propria voce a Jack Skeleton, con risultati strepitosi.
“Renatissimo” è, in conclusione, un puro e semplice “greatest hits”, destinato in primo luogo ai neofiti; i sorcini di più stretta osservanza, in questo caso, possono tranquillamente passare oltre. Peccato che non ci siano note esplicative o aneddoti nel booklet che spieghino le scelte effettuate, le svolte e le trasformazioni nell’immagine e nei contenuti. Per i tasselli mancanti si attende o un “Renatissimo parte seconda”, o meglio ancora una ripubblicazione degli storici live “Icaro” e “Prometeo”.

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