«AT SAN QUENTIN (LEGACY EDITION) - Johnny Cash» la recensione di Rockol

Johnny Cash - AT SAN QUENTIN (LEGACY EDITION) - la recensione

Recensione del 08 dic 2006 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Quando si parla di dischi dal vivo, due sono le filosofie che spesso si contrappongono. La prima vuole che, anche se "live", questi album abbiano un proprio “concept”, una propria identità ottenuta anche a scapito dell'esibizione originaria, che viene manipolata e/o rimescolata per apparire sul supporto. La seconda vuole gli album live come testimonianze il più fedeli possibili dell'evento originario.
Questa ristampa riassume bene il dilemma. La storia, innanzitutto: “Johnny Cash at San Quentin” è il “sequel” dell'altrettanto famoso “At Folsom Prison”; venne registrato e pubblicato nel 1969 dopo il successo di quest'ultimo, ed entrambi rappresentano forse il punto più alto della carriera di Cash, redento dalle sue storie di dipendenza e salvato dall'amore per June Carter (come racconta bene il film “Walk the line”). Un Cash innamorato, ma sempre con la metà oscura ad ispirare la sua musica, e quindi al suo meglio quando racconta storie decisamente “noir”. E quale ambiente migliore di un carcere per queste storie, e per questa musica?
La fortuna di questo disco gli ha fruttato diverse ristampe, dopo la pubblicazione originale. L'ultima è di sei anni fa, e presentava l'intero concerto di Johnny Cash, che però in quell'occasione si fece accompagnare da diversi amici: Carl Perkins, la Carter Family (dove militava sua moglie), gli Statler Bros. Ecco il senso della nuova ristampa, doppia, anzi tripla: l'intera serata, con tutti gli interventi, più un DVD con lo show televisivo originariamente girato per l'occasione.
Il risultato, come è stato notato anche da altre parti (si veda la bella recensione sul database on line Allmusic.com) è un disco-testimonianza che aggiunge molto materiale nuovo ma stravolge l'unità e il “concept” di quello originario.
Un processo, questo, inevitabile: sia perché la tendenza della discografia è quella di stampare e ri-stampare i dischi di successo e di valore, sia perché il processo di (meritata, s'intende) santificazione di Johnny Cash sta facendo uscire dagli archivi moltissimo materiale. Questa “Legacy edition” è sicuramente una bella operazione, completa anche negli apparati (le dettagliatissime note) ma è inevitabilmente rivolta a chi ha già il disco originale, o ai seguaci della “filosofia della testimonianza live”. Agli altri, a chi sta scoprendo ora Johnny Cash, non si può non consigliare questo disco, ma nella versione originale, o al limite nella ristampa di qualche anno fa, per apprezzare e capire meglio quanto grande era questo artista non solo nello scrivere e interpretare ma anche a dare loro un'unità narrativa su disco.

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