«ORPHANS - Tom Waits» la recensione di Rockol

Tom Waits - ORPHANS - la recensione

Recensione del 22 nov 2006 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Ci voleva il solito immaginario bizzarro di Tom Waits, per spiegare questa raccolta, “Orphans”, che riunisce le canzoni sparse della sua carriera: canzoni appunto “orfane”, lasciate e perse per strada che, dice nella presentazione, sono come dei cani abbandonati, che non mordono ma chiedono solo di essere portate a casa, per avere un po' di attenzione.
Da lungo tempo annunciato e a lungo rimandato è un triplo CD. Ma non un box: su questo Waits è stato tassativo, anche se esce in una confezione assai lussuosa, e con un libretto di 94 pagine. Contiene 54 canzoni, di cui 30 totalmente inedite. Nel momento in cui scriviamo, non abbiamo i dati dei singoli brani, ma i bene informati dicono (es. la recensione sull'ottimo fan site italiano www.tomwaits.it) che in “Orphans” ci sono tutte le cover, tutte le comparsate e le partecipazioni alle colonne sonore sparse da Waits nella sua più che trentennale carriera. C'è molto di più, e questo spiega la lunga lavorazione, la meticolosità della scelta dei brani operata insieme alla moglie Kathleen Brennnan, che ne co-firma molti.
Il cd è diviso in tre parti, a partire dal sottotitolo "Brawlers, bawlers an bastards". I “Brawlers”, ovvero le canzoni “litigiose” sono i blues ruvidi e sporchi, un genere che Waits ha iniziato a frequentare con assiduità sopratutto dal periodo “Island”, ovvero da “Swordfishtrombones” (1983). Un genere che è diventatato via via dominante, tanto che nell'ultimo album di studio, “Real gone” (2004) di ballate e di piano, quasi non c'è traccia. Spiccano in questo CD l'iniziale rock'n'roll di “Lie to me”, e il gran lavoro alla chitarra di Marc Ribot in brani come “Fish in the jailhouse”.
Alla ballate “strillone” è dedicato il secondo CD, decisamente il più emozionante, che ci restituisce un Waits meno sperimentale ma anche senza tempo. In fin dei conti, una delle sue ballate più antiche è quella “You can never hold back spring” concessa a Roberto Benigni per il suo “La tigre e la neve”... Ancora più senza tempo è quando, con la sua voce sporca, rilegge lo standard “Young at heart” reso famoso da Sinatra...
Il terzo CD è quello delle canzoni “bastarde”, brani sparsi, molti recitativi, alcuni divertenti (la rilettura in “Heigh ho” del tema di “Biancaneve e i sette nani”, originariamente uscita su una raccolta tributo di fine anni '80 alla musica dei film Disney), altri suggestive, molte che interesseranno sopratutto i fan.
Ha ragione Waits quando dice che la vera protagonista di “Orphans” non è la sua musica, ma la sua voce. Unica, inimitabile (e per questo da tutelare con cause a chi la imita e la usa negli spot – vedi news) e davvero magica.
“Orphans” è molto di più di una raccolta di canzoni inedite. E' un vero scrigno di gioielli, tutti e belli da scoprire.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.