«THE BLACK PARADE - My Chemical Romance» la recensione di Rockol

My Chemical Romance - THE BLACK PARADE - la recensione

Recensione del 21 nov 2006 a cura di Ercole Gentile

La recensione

E’ possibile che gli idoli dei teenager “alternativi”, dall’estetica sempre curata (e finta trasandata), in costante rotation su Mtv, possano comporre un concept-album sull’imminente morte di un ragazzo malato di cancro? Possibile anche che questo disco non sia niente male? Già.
Per il sottoscritto, che si avviava alla recensione piuttosto prevenuto, questo album dei My Chemical Romance è stato una piacevole sorpresa.
“The black parade” è il terzo lavoro della formazione del New Jersey capitanata dal carismatico Gerard Way. Pubblicato due anni dopo gli ottimi riscontri riscossi dal pop-punk di “Three cheers for sweet revenge”, l’album si avvale del prezioso contributo del produttore Rob Cavallo, già al fianco dei Green Day per “American idiot”.
Il disco, come si diceva, narra la storia di un ragazzo malato terminale di cancro che si avvia verso la fine dei suoi giorni rivivendo alcuni momenti della sua vita, dedicando ad alcune persone care le sue ultime parole e riflettendo sul senso dell’esistenza e della sua fine. Un tema “pesante”, scuro e impegnativo che però i My Chemical Romance alleggeriscono grazie al loro sound. Gerard Way ha recentemente dichiarato che “Bohemian Rhapsody” dei Queen è stato il brano che gli ha cambiato la vita e mai come in questo disco la cosa è evidente. Freddie Mercury e soci si inseriscono nell’emo-punk dei My Chem con le sonorità rock che gli hanno resi celebri, creando una miscela molto particolare e difficilissima da far uscire dalla testa. Si prendano ad esempio brani come “Dead”, “The sharpest lives”, “Cancer”, “Teenagers”, “Sleep” e lo stesso singolo “Welcome to the black parade”: parlano dei sogni spezzati di un ragazzo (“Know I will never marry…” citando “Cancer”) che lascia troppo presto il mondo e le persone che lo circondano. Soggetti tortuosi che però, grazie a questo sound fresco, sembrano quasi leggeri e ci si ritrova, senza accorgersi, a canticchiare ritornelli apparentemente allegri che celano in realtà parole tutt’altro che spensierate.
Inoltre è anche possibile riscontrare qua e là alcune deviazioni verso nuovi stili come il brit-pop alla Coldplay (“I don’t love you”) e persino la musica balcanica (l’inizio di “Mama” non sembra un pezzo dei Gogol Bordello?).
Insomma, “The black parade” è un disco intriso di citazioni (dai menzionati Queen, alla copertina e ghost-track in stile Tim Burton), ma capace allo stesso tempo di costruirsi un proprio marchio. Indubbiamente da premiare la capacità dei MCR di essere riusciti ad unire un tema intricato e toccante a sonorità in grado di “sdrammatizzare” il tutto, lanciando un segnale importante: si può passare su Mtv e piacere ai teenager anche non parlando solo di amori appiccicosi, di soldi e di tette.

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