INTENSIVE CARE

Emi (CD)

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di Gianni Sibilla

Nessuno è come Robbie, nel bene e nel male. Il fatto che sia una star solo in Europa e ignorato in America (dove peraltro ormai incide i suoi dischi) è uno di quei paradossi spazio-temporali della musica che prima o poi verranno risolti. O forse no, perché la musica Robbie è troppo intelligente, e questa è una caratteristica molto, troppo british, che gli americani fanno fatica ad accettare nei prodotti destinati ad un pubblico di massa.
Tutto questo non vuol dire che noi Europei siamo più intelligenti, ma solo che “Intensive care”, come tutti i dischi di Robbie, equivale ad un giro sulle montagne russe: ci si trova in cima, ascoltando riferimenti musicali “alti” e un attimo dopo, zac!, sei già disceso in fondo, verso qualcosa che più pop (e più paraculo) non si può.
Torniamo ai fatti: scritto nel corso degli ultimi 24 mesi, “Intensive care” è il primo disco di Robbie Williams da “Escapology” del 2002, a cui seguì solo un “Greatest hits”. Era atteso, come lo sono tutti i dischi di Robbie (uno le cui vendite sono in grado di risanare il bilancio di una major). Ma c’era un motivo in più: dopo l’uscita di “Escapology”, Robbie aveva litigato con il suo “ghost writer” storico, Guy Chambers, trovando un nuovo partner in Stephen Duffy. Il primo dubbio era: questo disco avrà le canzoni? Perché ciò che ha sempre fatto la fortuna dell’ex Take That - oltre ad una capacità interpretativa su disco e su palco quasi senza pari - era quella di avere delle gran canzoni da interpretare. Chi ha sentito il nuovo singolo “Tripping” potrebbe essere rimasto sconcertato: uno strano reggae, che Robbie dice essere ispirato ai Clash (e a ben vedere non ha tutti i torti: Strummer e i soci erano i maestri della riscrittura del genere). Tranquillizzatevi: “Intensive care” non è un disco sperimentale come si potrebbe supporre e come qualcuno ha imprudentemente scritto.
E’ un disco in cui le canzoni ci sono, eccome. Si può dire che il cambio di partner di scrittura almeno non ha prodotto danni troppo evidenti. Difficile dire, oggi, se brani come “Spread your wings” rimaranno negli annali come “Angels” o “Come undone”. La prima impressione è che “Intensive care” sia un gran bel disco, zeppo di buone canzoni, ma privo di brani epici. Magari ci si sbaglia, ma sarà il tempo a dirlo. Il dato certo è che Robbie è cresciuto: “Intensive care”, con i sempre maggiori ammiccamenti a generi retrò (il rock di “My gay friend” o “A place to care” che cita gli Stones, il pop anni ’80 di “Sin sin sin”) è un disco di “adult pop”, se ci passate la definizione. Un genere che Robbie insegue da quando è uscito dai Take That, ma che solo con l’età e l’esperienza si può frequentare davvero: ormai ha passato i trenta, e di storia inizia ad averne davvero tanta.
Poi c’è l’aspetto ludico: anche su quel terreno Robbie è imbattibile. L’autoironia british dei testi non ha perso smalto neanche con la presenza di Duffy, ed è sempre più difficile distinguere tra realtà e finzione, tra quando Robbie sembra parlare di se stesso (il dolore per la perdita di “Please don’t die”) e quando parla di se stesso ad uso e consumo dei media e della loro fame di frasi ad effetto (“Your gay friend”, “The trouble with me”). Il tutto è condito da un libretto in cui Robbie si autorappresenta come moderno personaggio dei tarochhi (ed infatti il sito www.robbiewilliams.com è stato sostituito da un più enigmatico www.whatsyourfuture.com).
Insomma, Robbie è sempre Robbie: le sue capacità sono più forti di qualunque partner lo possa accompagnare. E questo è un dato di fatto. “Intensive care” forse continuerà a non piacere a quei faciloni di americani. Echissenefrega, diciamo noi. Forse Robbie stesso, che vorrebbe sfondare anche da quelle parti (“I will talk and Hollywood will listen”, diceva una sua canzone di qualche anno fa). Per noi europei poco cambia: abbiamo un cantante che come pochi altri sa mischiare il popolare e il colto della musica pop-rock contemporanea, si sa destreggiare tra i generi producendo dischi piacevoli e di qualità come questi. Cosa volete di più?