«MTV UNPLUGGED - Giorgia» la recensione di Rockol

Giorgia - MTV UNPLUGGED - la recensione

Recensione del 17 lug 2005 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Questo disco è, a suo modo, un piccolo grande evento. E’ il primo prodotto in Italia a fregiarsi di un marchio importante. Un marchio che è una bandiera dal 1989, un’etichetta nata come nome di un programma TV e diventato un genere musicale, così radicato nell’immaginario musicale da essere diventato sinonimo di ogni esibizione acustica. E’ l’Unplugged, trasmissione/genere creato da MTV in cui si sono cimentati nomi come Nirvana, Eric Clapton, Neil Young, Bob Dylan, Alanis Morissette, le cui esibizioni sono diventate anche dei dischi storici.
L’onore della prima produzione italiana è toccato a Giorgia. Non è il primo disco di rielaborazione acustica di un repertorio fatto in Italia, perché nel frattempo la “moda” ha contagiato molti dei Nostri. E’ il primo, però, a portare ufficialmente questo marchio: registrato negli studi milanesi di MTV lo scorso 29 aprile, viene ora pubblicato come disco, a settembre verrà trasmesso in TV e quindi pubblicato come DVD.
Un onore, dicevamo, toccato ad una delle voci più belle della musica italiana. Una voce, però, troppo spesso impelagata in generi diversi tra loro, persa tra la voglia di rispettare le proprie origini soul e la tentazione di trovare strade più pop e popolari. Ecco, un primo dato che emerge, dall’ascolto di questo “Unplugged” è che la semplificazione degli arrangiamenti che il genere impone fa un gran bene alla voce di Giorgia. Semplificazione non significa per fortuna banalizzazione, come dimostrano il prezioso contributo di Terence Blanchard su “La gatta”, o la rielaborazione di “Girasole”, ma un tappeto più essenziale su cui appoggiare la voce.
Poi c’è la voce di Giorgia: indiscutibilmente bella e potente, usata bene in questo live, divertente e divertita. Ecco, forse il difetto principale di questo “Unplugged” è il (giustificato) entusiasmo da cui si fa prendere Giorgia in alcuni passaggi, perdendo un po’ in pulizia dell’intepretazione.
E’ un bel disco, questo “Unplugged, un buon compromesso tra il pop e la musica nera, nei suoni come nel repertorio scelto (che comprende anche alcuni classici soul, come il bel duetto con Ricky Fanté su “I heard it through the grapevine” di Marvin Gaye, molto filologico ma ben eseguito). Forse non sono eccelsi gli inediti “Il senso” e “Credere”, ma in generale è un disco che si fa apprezzare per la sua pulizia e linearità di suoni e canzoni. Poi si può discutere sul fatto se abbia davvero un senso importare in Italia solo ora questo marchio, ora che non è solo più il titolo di una trasmissione ma un genere consolidato e, se vogliamo, anche un po’ abusato. Ma questa è un’altra storia…

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