«LIVE AT EARLS COURT - Morrissey» la recensione di Rockol

Morrissey - LIVE AT EARLS COURT - la recensione

Recensione del 21 apr 2005 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Il ritorno: è una sceneggiatura consolidata nel rock. Prevede una star amata e idolatrata, un suo allontanamento dalle scene, più o meno lungo, o anche solo un isolamento discografico (la difficoltà a trovare qualcuno che ti pubblichi qualcosa); spesso la lontananza è attenuata dall’affetto dei fan, che continuano ad adorare il loro idolo, e dalla star stessa che continua a esibirsi dal vivo. Poi, finalmente, arriva il ritorno: un disco bello, pubblicato in pompa magna. Seguono concerti, ma su scala più grande di quelli del periodo di isolamento. Chiude la trama la pubblicazione di un disco live.
E’ la storia di tante rockstar. Ed è la storia di Morrissey, riaccolto a braccia aperte da discografia e pubblico nel 2004 con la pubblicazione di “You are the quarry”, primo disco di inediti in 7 anni (passati per l’appunto a tenere concerti per pochi intimi, memori del passato con gli Smiths). Ecco a suggellare il ritorno un bel disco live. Che conferma quanto abbiamo sempre sospettato: Morrissey è teatrale in tutto, melodrammatico fino al midollo; viene da pensare che si sia allontanato dalle scene solo per poter rientrare trionfalmente, come compete ad una star e ad una voce del suo calibro.
Questo “Live at Eearls Court”, registrato alla fine dell’anno scorso a Londra, è un bel compendio del personaggio: 5 brani dal repertorio degli Smiths (e che brani! Spiccano le immortali “There is a light that never goes out” e “Bigmouth strikes again” – dove la frase “And her walkman started to melt” viene aggiornata in “And her iPod started to melt”...), alcuni brani dal repertorio solista (anche se qua mancano i classiconi) e dell’ultimo disco. Più alcune cover: “Subway train” dei New York Dolls (che Morrissey ha fatto riformare proprio nel 2004) e “Redondo beach” di Patti Smith.
Tutto suona bene, e non è poco: uno dei problemi del Morrissey solista era proprio l’essere accompagnato da band che facevano rimpiangere Johnny Marr e gli Smiths. Un problema risolto già in “You are the quarry” – bel disco non solo liricamente ma anche musicalmente – e che anche dal vivo pare scomparso.
Insomma: un bel disco, una bella storia melodrammatica, un live tutt’altro che inutile – come spesso capita.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.