«MAJIKAT - EARTH TOUR 1976 - Cat Stevens/Yusuf Islam» la recensione di Rockol

Cat Stevens/Yusuf Islam - MAJIKAT - EARTH TOUR 1976 - la recensione

Recensione del 06 apr 2005 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Se avete dei dubbi sul perché la fama di Cat Stevens sia ancora viva dopo trent’anni, ascoltate qua. La sua storia la conoscete: inglese, di origini greche, tra la seconda metà degli anni ’60 e gli anni ’70 arriva ad un successo planetario con una manciata di canzoni che sono entrate nella memoria collettiva. Una musica semplice, la sua, eppure di grande effetto: un cantautore, dalle melodie dirette e dalla voce e dai testi profondi.
Nel 1977, dopo aver mostrato segni di insofferenza verso il successo, Cat Stevens si converte all’Islam. Dopo un ultimo disco, nel ’78, si ritira dalla musica pop. Verso la fine degli anni ’80 la figura di Yusuf Islam (così si fa chiamare dopo la conversione) riemerge con alcune scioccanti dichiarazioni a favore della condanna a morte emessa dall’Ayatollah Khomeini contro Salman Rushdie per i suoi “Versetti satanici”. Eppure, nonostante il mondo della musica l’abbia disconosciuto a causa di queste sue dichiarazioni, il pubblico ha continuato ad amarlo e ha continuato a comprare i suoi dischi. Solo negli ultimi anni Yusuf Islam ha iniziato a ricostruire la sua figura pubblica, prendendo posizione contro l’integralismo islamico, e tornando – seppure sporadicamente – sulle scene musicali, per esempio duettando con Ronan Keating nella sua “Father & son”.
Se c’è un motivo, dicevamo, per cui Cat Stevens è tuttora amato dal pubblico si trova nella sua musica. E tutta la sua musica si trova in questo “Majikat”, disco live registrato nel 1976: in sostanza, l’apice della carriera di Stevens. L’ “Earth tour”, dicono le scarne note di copertina, fu di fatto l’ultimo tour in Nord America, nonché una produzione complessa, con proiezioni ed un allestimento del palco quasi teatrale (proprio per vederlo, questo disco è stato pubblicato anche in DVD). Ma questo poco importa, se non come segno dei tempi: la musica pop dal vivo si stava già traghettando verso i megashow tipici degli anni ’80.
Quello che importa sono canzoni come “Wild world”, “Another saturday night”, “Hard headed woman”, “Sad lisa”. Canzoni che, pur radicate nel periodo in cui sono state scritte, non hanno perso nulla della loro freschezza, e si capisce perfettamente perché sono divenute dei classici. L’esecuzione dal vivo è impeccabile, eppure tutt’altro che fredda. La voce di Stevens acquista in calore, se possibile, rispetto alle versioni di studio.
Insomma, questo “Majikat” è un piccolo gioiello che rinnova un mito della musica degli ultimi 40 anni. Adattissimo sia a chi desidera un greatest hits di Cat Stevens (in scaletta ci sono praticamente tutti i brani più famosi) che a chi vuole nuove versioni di brani che ha già amato.

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