«LIVE IN HYDE PARK - Red Hot Chili Peppers» la recensione di Rockol

Red Hot Chili Peppers - LIVE IN HYDE PARK - la recensione

Recensione del 13 set 2004 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Arriva un momento nel quale una band sente di dover pubblicare un disco live. Anche se la sua fama è grandissima, ma non è dal vivo che la band dà il suo meglio. E’ questo il senso di "Live in Hyde Park", doppio album live che i Red Hot Chili Peppers hanno registrato nel corso di tre serate nel celebre parco cittadino londinese lo scorso giugno. I numeri: 258.000 spettatori paganti in tre serate, per un incasso totale di 9.115.000 sterline, pari a circa 13.604.000 euro. Record internazionale per dei concerti svoltisi nello stesso luogo. E, soprattutto, cifre che danno il senso di quanto i Peppers siano amati, da qualche anno a questa parte. Soprattutto in Europa, soprattutto da quando Frusciante è rientrato nel gruppo.
Però. Però la sensazione è che i Peppers stiano vivendo di rendita, da qualche tempo a questa parte. L’ultimo disco di studio, “By the way”, è stato tra i più criticati. Poi è arrivato un greatest hits. Poi un live.
Se poi contate che i Peppers dal vivo non godono di grandissima fama… Ok, dopo questa affermazione siamo pronti a ricevere mail di protesta dai fan. Ma molti degli stessi fan ammetteranno che vedere i RHCP è più un’esperienza divertente e trascinante (su questo siamo tutti d’accordo), che vedere una band che dal vivo musicalmente spacca. Chi scrive ha visto il concerto di San Siro dello scorso giugno, ed ha ammirato un grande Frusciante, vera anima musicale dei RHCP; Flea e Chad Smith che fanno il loro dovere, ma Anthony Kiedis arranca spesso dietro a canzoni che in studio canta perfettamente. Un grande spettacolo, questo sì, ma i grandi performer dal vivo sono un’altra cosa.
Il punto è che su disco la dimensione spettacolare si perde, e rimane quella musicale. Basteranno due inediti, carini e nulla più come “Rolling Sly Stone” e “Leverage of space”, a fare contenti i fan? Probabilmente sì. La cosa più bella, però, sono le cover improvvisate di Frusciante (qua c’è “I feel love” di Moroder/Donna Summer, a Milano ci furono i Clash e i Joy Division) e “Brandy”: una rivisitazione dei Looking Glass, una canzone molto retrò, dalle sonorità quasi inedite per i Peppers. Il resto è ordinaria amministrazione: le canzoni che uno si aspetta di trovare in scaletta. Ma, se non siete dei fan, è meglio un Greatest Hits.

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