«OSSERVI L'ARIA - Valeria Rossi» la recensione di Rockol

Valeria Rossi - OSSERVI L'ARIA - la recensione

Recensione del 22 feb 2004 a cura di Paola Maraone

La recensione

Del suo giocare con le parole, Valeria fa un mestiere. S’inventa un album serissimo, che però scherza con la musica e coi testi; non è più ragazzina, eppure ha voce, testa e cuore giovani. Questo “Osservi l’aria” è un disco leggero ma niente affatto stupido. A partire dal titolo, che come è ormai noto è l’anagramma del suo nome ad opera dell’enigmista più famoso d’Italia, Stefano Bartezzaghi. Lui dice a Valeria: “Le tue parole e il mio anagramma mi fanno pensare a quell’antico proverbio cinese che dice: ‘Quando indichi la luna, lo sciocco guarda il dito’. Non è necessario essere d’accordo proprio con tutti i proverbi cinesi. A me non sembra poi tanto sciocco guardare il dito di chi mi indica lune troppo lontane. Nel tuo nuovo lavoro ci sono tanti sguardi e tante cose e corpi che cadono lentamente verso terra quanti fiori c’erano nel tuo disco precedente. Ci siamo noi, caduti, e la luna in alto: di lana. Possiamo guardare la luna o il dito, ma possiamo anche considerare una terza inaspettata alternativa e osservare l’aria che c’è in mezzo: quel che è trasparente eppure esiste, invisibile come un dissapore, come ciò che è immobile e sembra non fermarsi, come le danze interiori”.
Questo affascinante nugolo di pensieri accompagna e attraversa il disco, che all’inizio, al primo ascolto, sembra un disco-giocattolo come ce ne sono tanti. Ma il suo è solo un travestimento: Valeria Rossi, mentre canta (anzi: prima di cantare, e prima anche di scrivere), riflette. Se non lo facesse, questi quattordici brani – che scorrono melodici, allegri, vivaci, solari – suonerebbero sciocchi e vuoti. Invece sono pieni: di note, di rimandi. E di saggezza, di sorprese improvvise. Come in “Preambolo”, che parte con un recitativo drammatico, capace, fin dalle prime parole, di catturare l’attenzione.
“È vero. È un fenomeno del tutto surreale. Non sono abituata ad affrontare questo genere di situazione. Per me non è normale. Questo strano andirivieni io non me lo so spiegare. Te lo voglio dire. Non la prender così male. Voglio essere sincera. Voglio renderti partecipe di ogni variazione del mio umore. So che è coraggioso. Ma sarà liberatorio anche potersi sbilanciare. Voglio farmi proprio male. Tu non ti preoccupare. Per adesso non prendere nessuna decisione. Permettimi di dire… vorrei sentirmi libera di dichiarare… Di assumermi i miei rischi su come puoi reagire. Oggi non ti amo come ieri”. E poi, l’esplosione irresistibile&rivelatrice, a ritmo punk-rock:
“Ti amo di più”.
Questo è un disco multilivello. Leggero, certo: eppure spesso. Stratificato. Parla di famiglie, di amore, sorrisi. Ma anche di crisi d’identità, solitudine, desiderio “di mettere ordine”, di “capire tutto subito”. E poi di “dissapori invisibili”. “Osservi l’aria”, insomma, è il diario di viaggio di una giovane donna che non chiede aiuto all’elettronica ma che ha la pazienza, la voglia, il talento di starsene seduta, con la chitarra in mano, a costruire canzoni lavorando per prove ed errori. Valeria ama la musica, ha talento, sa mettere assieme brani dal ritmo furbo (il latinoamericano in “Alfonsina”, il pop internazionale in “Il tempo utile”, la melodia in “Ti dirò” – il nuovo singolo - e la ballad in “Fiocco”).
Ma alla furbizia accosta (sempre) l’intelligenza, in maniera inattesa. Proprio come accosta “bricco” a “briccona”, “cuccia” a “cucina”, “mine” a “minestra”, “salvia” a “salvietta”. Poi pioggia e panino, pane e papaia, fretta e forchetta. E “solletico al cielo”, naturalmente, perché – come tutti dovrebbero sapere – se “sotto non c’è il pane, sotto non c’è amore”. Eh, già.

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