«SORRISO NUCLEARE - Dolcenera» la recensione di Rockol

Dolcenera - SORRISO NUCLEARE - la recensione

Recensione del 19 mar 2003 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Il panorama della sezione giovani del Festival di Sanremo 2003 era davvero desolante: l’avete sentito ripetere in tutte le salse, da chiunque. Un risultato positivo, questa sconsolante situazione l’ha prodotto, perlomeno: il podio era composto per due terzi da chi se lo meritava davvero: Zurawsky e, soprattutto, Dolcenera. “Siamo tutti là fuori” è un bel pezzo che ha reso perfettamente sul palco dell’Ariston, mettendo per una volta d’accordo tutti.
“Sorriso nucleare” è il debutto sulla lunga distanza di Dolcenera; diciamo subito che non sfigura rispetto alla bella figura sanremese. Un buon album, in altre parole. Certo non un capolavoro, ma un primo passo dignitoso, con alcuni momenti di alto livello ed altri più trascurabili, con il pregio di avere un’idea di fondo che non sia la riproposizione di un schema musicale già sentito.
Prodotto dall’ex PFM Lucio “violino” Fabbri, che vi suona quasi tutti gli strumenti (ad eccezione del piano, suonato dalla stessa Dolcenera, e della batteria di Roberto Gualdi), “Sorriso nucleare” contiene 11 brani che spaziano tra diverse forme del pop-rock. Come nella canzone sanremese, ci sono fondamentalmente due fattori che emergono in queste canzoni: una tendenza al recupero di atmosfere “power pop” che danno vita a crescendi ben orchestrati; ed una dimensione “generazionale” nei testi, che raccontano l’ “Ansia metafisica” dei giovani di oggi, come recita una delle canzoni più riuscite (“Per questa mia generazione con la sua ansia metafisica ci vuole un’emozione o almeno un’illusione”). Forse quest’ultimo aspetto è quello che, alla lunga, genera più dubbi, o i momenti meno convincenti. La rabbia, la voglia di trovare una strada nella società, o quantomeno di trovarla nell’amore, è quella di molti giovani. Questa rabbia è resa in modo convincente da una buona interpretazione vocale, ma rischia di stancare un po’ o, quantomeno, di rendere il disco un po’ monotematico. Se volessimo vederla in un altro modo le canzoni, per certi versi, raccontano in modo omogeneo la stessa storia, prendendola da angolature diverse.
Forse stiamo cercando il pelo nell’uovo, e il dato vero che emerge da questo disco è che Dolcenera c’è, e non è un bluff sanremese, ma un talento reale. Forse ancora acerbo, con inevitabilmente alcuni dettagli da mettere a fuoco, ma vero. Buona crescita.

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