«SULLO ZERO - Giulio Casale» la recensione di Rockol

Giulio Casale - SULLO ZERO - la recensione

Recensione del 26 ott 2002 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Musica e poesia hanno un rapporto contrastato. C’è chi dice che i testi delle canzoni pop possono esseri considerate delle poesie (e su questa ipotesi si tenta da anni di candidare Bob Dylan al premio Nobel per la letteratura). C’è chi invece sostiene che le canzoni, per quanto possano avere forme liriche analoghe ai componimenti poetici, sono comunque qualcosa di diverso, perché hanno a che fare con la musica.
Comunque sia, canzone rock e poesia sono spesso andate di pari passo, e non sono pochi gli artisti che hanno lavorato su entrambi i fronti, con tempi e modi diversi. Fa piacere quindi vedere un disco come “Sullo zero” perché, su questo versante, rappresenta un coraggioso esperimento italiano. Giulio Casale, meglio noto come “Estremo” e come leader degli Estra, da tempo porta in giro il suo “concerto-reading”, basato sull’omonimo libro di poesie pubblicato un paio di anni fa e sul repertorio della sua band. “Sullo zero” vede oggi la pubblicazione grazie alla Mescal, nella forma originaria: un CD che raccoglie letture di brani alternate a versioni acustiche di canzoni degli Estra, come “Sacrale” “Signor Jones”, “Hanabel”, il tutto registrato dal vivo. Chiudono il CD due inediti di studio, l’acustica “La strada”, e “Finché posso”, ballata alla U2 registrata dagli Estra al completo e dedicata alla memoria di Jeff Buckley.
Il progetto, appunto, è rischioso: perché unire letture di testi ed interpretazioni musicali è complesso, perché le poesie sono più impegnative da ascoltare di una canzone. E “Sullo zero”, certo, non è diretto come la musica degli Estra. Ma Casale, comunque, riesce in quello che forse era l’aspetto più difficile: fondere due forme apparentemente diverse, come se fossero una cosa sola fin dalle origini. In questo CD letture e performance si susseguono senza soluzione di continuità, come se facessero parte di un unico racconto. Lo si capisce soprattutto in certi momenti. Come quando si passa dal reading di “Campagna zerotina” ad una bella e scarnificata versione di “Nordest cowboys”, canzone che, con la sua caustica descrizione dei (dis)valori della terra d’origine del musicista, rappresenta il nocciolo tematico di questa raccolta.
“Sullo zero” è soprattutto un disco intenso. E’ un disco che si legge e si ascolta come un libro. Richiede e merita attenzione; è difficile da mettere in sottofondo, come invece si può fare per buona parte della musica contemporanea. Ma questo non è necessariamente un difetto. Anzi.

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