«QUESTA PARTE DI MONDO - Paola Turci» la recensione di Rockol

Paola Turci - QUESTA PARTE DI MONDO - la recensione

Recensione del 30 set 2002 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Una bella sorpresa. Non perché il nome di Paola Turci non lo conoscessimo, e non perché non sapevamo di cosa fosse capace colei che una volta veniva chiamata la “ragazza con la chitarra”.
Ora di ragazze con la chitarra se ne vedono in giro parecchie, non ultima l’amica, fan e collaboratrice Carmen Consoli. Avevamo lasciato Paola Turci a Sanremo 2000 con un bel pezzo, “Saluto l’inverno”, scritto proprio dalla rockeuse catanese. Un anno e mezzo dopo la ritroviamo con un nuovo disco, un nuovo inizio (è il primo del nuovo contratto con la NuN Entertainment) e soprattutto la vediamo riprendersi il posto che le spetta nell’italico rock, femminile e non solo.
Perché “Questa parte di mondo” è un piacevole disco di rock: schietto, essenziale, ben scritto e ben prodotto. Un lavoro in cui le chitarre elettriche si fanno sentire, e si alternano alle acustiche di ballate intimiste come la bella “Adoro i tramonti di questa stagione”, oppure si intrecciano con altri strumenti (gli archi del Solis, le uillean pipes di Massimo Giuntini dei Modena City Ramblers).
Forse il paragone che viene in mente – i paragoni non sono belli, ma concedetecene uno – è quello con l’ultima PJ Harvey, quella di “Stories from the city, stories from the sea”. Non prendeteci per matti, sappiamo che Paola Turci e Polly Jean hanno tutt’altra origine, tutt’altra storia e tutt’altro immaginario di riferimento; eppure tutte e due, ad un certo punto hanno sentito il bisogno di tornare alle origini, pur con la consapevolezza dell’esperienza accumulata, dando vita ad un disco essenziale.
“Questa parte di mondo” è un disco a tema, di tutt’altro tema rispetto al paragone appena citato. E’ un disco centrato sulle difficoltà dei rapporti interpersonali, di coppia. Eppure, per quanto si tratti di un tema ampio e fin troppo battuto dalle canzoni pop-rock, Paola Turci riesce a non essere banale o, all’opposto, troppo criptica: 11 piccoli racconti, tutti scritti in prima persona dalla Turci (tranne la title-track, cofirmata con il fido Antonio Rizzo), che esplorano soprattutto la rabbia, la disillusione (“Mani giunte”, “Bel sorriso in faccia”, “Armata fino ai denti”, “Groviglio di regole”), ma anche l’intimità (la già citata “Adoro i tramonti di questa stagione”, oppure “L’arte della seduzione”).

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