«EVIL HEAT - Primal Scream» la recensione di Rockol

Primal Scream - EVIL HEAT - la recensione

Recensione del 11 set 2002 a cura di Davide Poliani

La recensione

"Futuro rock 'n' roll di una garage band elettronica": queste le laconiche indicazioni date dallo stesso Bobbie Gillespie per inquadrare il nuovo lavoro dei Primal Scream, tornati sulle scene con "Evil heat" dopo "Exterminator", ultimo loro album datato gennaio 2000.
E il futuro (o almeno un'idea di quello che potrebbe essere) in questo ultimo album c'é, senza dubbio: le strutture per lo più astratte dei brani inclusi in questa ultima fatica della storica band britannica fanno pensare, a prescindere dalle sonorità, ad un serio e sincero lavoro di ricerca e sperimentazione sulle possibile evoluzioni degli stilemi rock moderno. Ne sono dimostrazione brani come "Miss Lucifer", "Some velvet morning" (dove alla voce di Bobbie si sovrappongono i vocalizzi dolcemente perversi dell'icona fashion Kate Moss) e "Detroit", realizzata in collaborazione con l'ex collega Jim Reid: l'incedere ritmico, le melodie disegnate dalla voce ed i riff strumentali fanno in effetti pensare ad un rock passato al setaccio, filtrato dal percorso artistico - sempre coerente, o quasi - seguito dai pupilli di Alan McGee in questi ultimi anni.
Futuro, come si diceva, di una garage band elettronica: per dimostrare che i Primal Scream non hanno perso la voglia (e la capacità) di graffiare; è "Skull x", considerando "Evil heat" da questo punto di vista, il primo brano che verrebbe voglia di citare, robusto rock 'n' roll di matrice stones sporcato da un'elettronica semi-minimale, oppure "City", pezzo retto da un solido riff chitarristico accompagnato da una convincente sezione ritmica "classica".
In sostanza, i Primal Scream, con questo nuovo album, hanno puntato in alto: forti di una maturità compositiva e di un'esperienza che pochi possono vantare, Gillespie e compagni stanno cercando - come è consuetudine - di coniugare intrattenimento e sperimentazione, riuscendo fortunatamente ad evitare rindondanze e pleonasmi, sempre in agguato quando l'obbiettivo si riduce all'eccellenza. Sarà difficile, in ogni modo, considerare questo disco un punto d'arrivo nel complesso sentiero artistico musicale percorso dai Primal Scream: troppi, ancora, sono i nodi irrisolti, i possibili sviluppi, le zone da esplorare. Per fortuna, pensiamo noi ascoltatori, irrimediabilmente convinti che la band di Bobbie Gillespie di cose da dire ne abbia ancora parecchie....

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