«YOSHIMI BATTLES THE PINK ROBOTS - Flaming Lips» la recensione di Rockol

Flaming Lips - YOSHIMI BATTLES THE PINK ROBOTS - la recensione

Recensione del 10 set 2002 a cura di Davide Poliani

La recensione

Sembra banale dirlo adesso, ma c'era da aspettarselo: i Flaming Lips, con "Yoshimi battles the pink robots", consegnano alla storia del rock contemporaneo un altro capolavoro. Con questo album incastonano nella loro lunga carriera (iniziata nell'ormai lontano 1983) una perla di rara bellezza.
Non si tratta esattamente di un concept album, sebbene possa essere stato pensato come tale: si veda l'ossessione per la morte, la speranza della rinascita... Comunque questo ultimo disco della band capitanata da Wayne Coyne si discosta - parzialmente - dalle fatiche precedenti soprattutto per un intenso e raffinato lavoro sulle sonorità non chitarristiche (percussioni distorte, groove di basso profondi e incalzanti, synth) e per un certo songwriting decisamente più etereo.
Non che i Flaming Lips abbiano deciso di smorzare il loro pluridecennale flirt con la psichedelia, sia chiaro; solamente, pare che Wayne e soci in questa occasione abbiano deciso di confondere le carte in tavola utilizzando gli stessi ingredienti di sempre, riservandosi però di cambiarne i relativi dosaggi. Il risultato è fulminante, sin dalle prime note: su una ritmica marcata, quasi hip-hop, fa capolino una limpida chitarra acustica, accompagnata da una straniante linea di basso suonata da un moog. Dopo qualche secondo arriva la seconda sorpresa: una citazione, per la verità neanche tanto implicita, del classico "Father and son" di Cat Stevens. Ecco a voi "Fight test": seguono, in ordine sparso, "It's summertime" e "Do you realize", ballatone pop con contorno di archi, "In the morning of the magicians", delicata suite vocale che piacerà ai fan degli ultimi Mercury Rev, e tante altre.
Certo, è sempre ozioso cercare di rendere a parole ciò che solo un attento ascolto può comunicare; ma non si può non rimanere stupefatti davanti a cotanta freschezza, ad una tale vis creativa rimasta intatta (se non rafforzata) dopo anni ed anni sulle scene. I Flaming Lips, che problemi di "etichetta" non ne hanno mai avuti, con questo album non solo offrono al pubblico uno dei migliori dischi che si siano sentiti negli ultimi tempi, ma aprono anche numerosi nuovi varchi nel futuro di ciò che resta del rock: rimettendosi in discussione senza nessuna velleità (i pionieri e gli innovatori sono - troppo - spesso insopportabili) Wayne Coyne e compagni si riconfermano una delle band più interessanti e creative del panorama internazionale attuale.

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