«WALTZ FOR KOOP - Koop» la recensione di Rockol

Koop - WALTZ FOR KOOP - la recensione

Recensione del 17 mag 2002 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Recensiamo ora questo disco, uscito a fine 2001, per un paio di motivi. Il primo è che i Koop stanno iniziando a farsi notare fuori dalla cerchia degli specialisti solo in questo periodo, grazie al singolo “Summer sun”.
Il secondo motivo è che questo disco appartiene ad un filone che si sta affermando sempre più, quello della rivisitazione “moderna” ed elettronica del jazz classico. Un genere che ha avuto il suo picco di notorietà grazie a St. Germain e che trova inquesto disco uno dei suoi episodi migliori. Il già citato singolo vi potrebbe trarre infatti in inganno, come è capitato al sottoscritto (si spera per bravura del gruppo e non per ingenuità nell’ascolto): potreste pensare che si tratti davvero di una canzone jazz, non di una rielaborazione moderna. E questo effetto è presente più o meno in tutto l’album. I due Koop – gli svedesi Magnus Zingmark e Oscar Simonson - si rifanno al jazz più classico, soprattutto al be-bop, trattandolo con sommo rispetto. Rendendolo più “funky”, ma senza esagerare. In altri brani, come “In a heartbeat”, l’elettronica è decisamente più evidente, ma al servizio del ritmo e soprattutto della voce, che in questo caso è quella del grande cantante folk-soul Terry Callier (che già duettò con Beth Orton e i 4 Hero, e di cui è appena uscito un nuovo disco, “Speak your peace”: ve ne parleremo prossimamente in questo spazio).
Nell’insieme spiccano soprattutto le voci femminili, quelle di Cecila Stalin e Yukimi Nagamo (due brani a testa): in questi episodi le atmosfere si avvicinano di più alla tradizione. In definitiva, “Waltz for Koop” è un disco davvero piacevole, che rinverdisce la tradizionale attenzione della Svezia verso il jazz e verso la modernità musicale. Se negli anni ’70 Don Cherry è andato a vivere da quelle parti, un motivo ci sarà…

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