«RUMBO SUBMARINO - Macaco» la recensione di Rockol

Macaco - RUMBO SUBMARINO - la recensione

Recensione del 25 gen 2002 a cura di Luca Bernini

La recensione

Se al tempo in cui era uscito il loro primo album, “El mono en el ojo del tigre”, e i relativi singoli “Tio Pedrito” e “Gacho el peleon”, la sortita dei Macaco sembrava essere pericolosamente corrispondente al successo riscosso dalla ola ispanico-latina capitanata da Manu Chao, e quindi in un certo senso non completamente spontanea, i concerti tenuti da questa band basata a Barcellona ma con radici musicali ben sparse nei cinque continenti avevano fugato ogni dubbio a proposito delle loro capacità. I Macaco avevano talento, furia sonora e canzoni degne di farsi ascoltare e desiderose di farsi ballare. Sono passati due anni da allora, Manu Chao è tornato con un nuovo album, Sergente Garcia ha fatto altrettanto e adesso, ultimi solo cronologicamente, sono tornati anche i Macaco. “Rumbo submarino” è un album ambizioso a partire dal titolo, visto che trae ispirazione dalla vita e dall’opera di Narciso Monturiol (1819-1885), descritto nelle note di copertina come uomo che “si distinse nelle lotte politiche del secolo XIX come idealista sostenitore di un nuovo ordine sociale, contrario a ogni tipo di violenza. Inventò una nave sottomarina, chiamata Ictineo. L’incomprensione delle persone che lo circondavano lo portò ad abbandonare i suoi progetti, che decise di affidare a un importante libro, il “Saggio sull’arte di navigare sott’acqua”, scritto nel 1869”. Un album di esplorazione subacquea, quindi, nel suo più stringente senso metaforico, ossia cercando e coltivando la comunicazione da un luogo in qualche modo coperto, protetto, ma al tempo stesso profondo. Il sottomarino è anche l’inconscio, è il silenzio subacqueo nel quale si può ascoltare il battito del proprio cuore e porsi in contatto con gli altri. E’ la capacità di riflettere e al tempo stesso l’idea di rispettare un mondo diverso e i suoi codici. Trascinante e pieno di composizioni felici e ispirate, nonché di amici musicisti che si danno da fare nei vari episodi del disco - Toure Kunda, Lennie, Chico (Martires del Compas), Roy Paci, DJ Panko, JuanLu, Ramon (Ojos de Brujo) and Toy (Control Machete) – “Rumbo submarino” è un disco che suscita simpatia per l’intento apolide e militante ma non cancella del tutto, e soprattutto a livello vocale, le forti parentele con la proposta musicale di Manu Chao e con certi latinismi salseri che cartatterizzano “Sin fronteras”, l’album più recente di Sergente Garcia. Chiariamoci, non che questo sia un male di per sé, ma di certo rende l’album più derivativo di quanto vorrebbe un ascolto curioso. Forse è errato pretendere qualcosa di più personale da una band che, proprio come le altre citate, ha fatto del meticciato musicale la propria identità, forse la cosa migliore è considerarle tutte, nelle proprie similitudini e differenze, come espressione della stessa scena: tra il rivoluzionario Manu Chao, suonatore da concerti e manifestazioni, e il salsero impegnato Sergente Garcia, più a suo agio nella dimensione festaiola, i Macaco portano la loro ricerca musicale e la loro contaminazione tra musica da ballo e impegno rivoluzionario sott’acqua, mescolando i semi che fioreranno e faranno frutti in ogni porto in cui attecchiranno, portati dalla corrente.
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