«RUMOURS - Fleetwood Mac» la recensione di Rockol

Dischi leggendari: riscopri 'Rumours' dei Fleetwood Mac

Classici dell’estate: ogni giorno riscopri un disco leggendario, con le recensioni storiche di Rockol.

Recensione del 19 ago 2019 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

E’ impossibile non includere in una discoteca ideale questo disco, non fosse altro perché è uno dei più venduti e conosciuti della storia della musica pop: oltre 25 milioni di copie, un numero di settimane in classifica imprecisato.
“Rumors” fu ed è tuttora un disco contemporaneamente fuori dal tempo e attualissimo. Esce nel 1977, quando in Inghilterra infuria il punk. Dall’altra parte dell’oceano, sulla costa ovest degli Stati Uniti, invece, si pensa a tutt’altro e si dà vita a quello che, di fatto, rimane il picco del suono californiano nella sua accezione più pop.
Paradossalmente I Fleetwood Mac arrivano da tutt’altra parte, rispetto ai nomi classici del suono della west coast: il loro leader, Mick Fleetwood è inglese e proviene dalla scena del rock-blues di Londra. Dopo gli avvii alla fine degli anni ’60 sotto le insegne della musica nera, la formazione perde per strada il bluesman Peter Green e conserva solo due dei membri originari: oltre allo stesso leader, batterista, il bassista John McVie, che introduce nella band sua moglie Christine, tastierista, nei primi anni 70. Poco dopo, nel ’74 arrivano anche Lindsey Buckingham, chitarrista e cantante con la sua donna, Stevie Nicks, cantante. dando vita alla formazione più nota del gruppo. Ma anche quella più controversa: la svolta pop piace poco ad una parte della critica musicale, che continuerà a svalutare il gruppo per lungo tempo, bollandolo come band commerciale.
Quando il gruppo entra in studio nel ’76, le due coppie sono in crisi: volano le scintille durante la registrazione, e diversi testi (“Dreams”, “Go your own way”) sembrano trarre ispirazione dai contrasti personali, come nel classico stereotipo dell’artista che soffre e crea.
Il risultato, però, è un disco di pop fresco e melodico, con basi rock nell’uso (non invadente) della chitarra e nella sostenuta struttura ritmica delle canzoni. Un disco californiano non solo per la sede di registrazione (San Francisco), ma per gli impasti melodici delle voci, per la solarità delle melodie. Un disco, che a ben vedere, ha poco a che fare con Jackson Browne o gli Eagles, ma che ha le stesse radici, non solo territoriali.
Nonostante sia uno dei dischi più venduti di sempre, per i pregiudizi di cui sopra è stato spesso snobbato dalla critica. A torto, perché se le sue sonorità sono oggi vecchiotte, la ricerca della melodia, quella è attualissima. Non è un caso che diverse di queste canzoni si siano riaffacciate all’attenzione di tutti, negli ultimi anni: dalla scelta di “Don’t stop” come tema della campagna presidenziale di Clinton, alla cover di “Dreams” che ha fatto la fortuna dei Corrs, alla reunion della band del 1997.

TRACKLIST

05. Go Your Own Way - 2004 Remastered Edition (03:43)
09. I Don't Want To Know - 2004 Remastered Edition (03:16)
10. Oh Daddy - 2004 Remastered Edition (03:56)
11. Gold Dust Woman - 2004 Remastered Edition (04:55)

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