«LIFE, STRANGER THAN FICTION - Incognito» la recensione di Rockol

Incognito - LIFE, STRANGER THAN FICTION - la recensione

Recensione del 22 giu 2001

La recensione

Ormai da vent’anni, “Bluey” Maunick si muove con disinvoltura nei territori dell’acid-jazz, genere di cui può essere tranquillamente considerato un pioniere, e senza sensibili variazioni i suoi Incognito proseguono il cammino con un nuovo album che però segna un nuovo approccio alla musica. “Abbiamo lavorato sei mesi sull’album in mezzo a vari progetti, accumulando una decina di brani. La musica era diversa ed il seme del dubbio è germogliato nella mia mente, perché non c’era un filo conduttore nel lavoro fatto. Casualmente, durante questo periodo ho ascoltato diversi artisti della scena soul contemporanea e una sera, rinfrescato e ispirato dopo aver visto D’Angelo in concerto alla Brixton Academy, andai in studio a dire a tutti che volevo rifare tutto daccapo”. Così, Bluey reclutò quattro vocalist della suddetta scena soul: Sarah Brown, Diana Joseph, Kelli Sae e Xavier Barnett. Questa è la prima vera novità negli Incognito del nuovo millennio, ed è anche l’unica a livello sonoro, perché per il resto la formula utilizzata è la solita: soul-funk patinato ma non troppo, meno vicino al pop rispetto al soul da classifica che le major vomitano a raffica, e più vicino al jazz. Qualche base elettronica (mai invadente) a compendio del lavoro percussivo, sezione fiati e sezione archi. Insomma, un funk leggero e raffinato, ballabile ma non proprio discotecaro, ben suonato, ben arrangiato e ben cantato. A livello di contenuti, invece, Jack Kerouac sembra trovarsi al centro dell’attenzione, con una citazione nell’interno di copertina e il brano conclusivo in due parti intitolato “On the road”.

(Diego Ancordi)
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