«DO YA WANNA PLAY, CARL? - Carl Palmer» la recensione di Rockol

Carl Palmer - DO YA WANNA PLAY, CARL? - la recensione

Recensione del 21 giu 2001

La recensione

E’ il “Concerto for percussion” di Emerson Lake & Palmer ad aprire questo doppio album antologico in cui Carl Palmer ripercorre la sua storia personale: ventidue minuti di batteria accompagnati dall’incedere classicheggiante di un’orchestra sinfonica. Un avvio imponente come la carriera di uno dei batteristi più famosi nella storia del rock, una doppia antologia – più di due ore e un quarto di musica – per riassumere 35 anni di attività. Il primo cd è interamente dedicato al periodo Emerson Lake & Palmer, sicuramente fondamentale nella vita artistica e umana del musicista in quanto il trio è stato uno dei gruppi più importanti del prog inglese negli anni ‘70: 73 minuti di divagazioni classicheggianti, strutture ritmico-melodiche elaborate e tempi dispari. Dopo la già citata introduzione si scopre tutta la versatilità del percussionista (e dei suoi compari) nel progressive rock di “The Panche suite” come nell’atmosfera da brass band di “Close but not touching”, nel folk-rock di “Canario” come nella sperimentazione di “Toccata”, fino al blues di “L.A. nights” e alla “March militaire” conclusiva.
Il secondo CD offre un excursus attraverso gli altri periodi artistici che hanno contraddistinto la lunga attività del musicista di Birmingham. La tracklist aggiunge ulteriori spunti a quelli già innumerevoli mostrati nella parte relativa al supertrio e procede in ordine cronologico a partire dal 1966 con due brani stile Motown dei Craig, gruppo - evoluzione diretta dei King Bees - che vedeva dietro i tamburi un Palmer non ancora sedicenne. Si resta nel soul revival dei sixties con “Love light” dei Chants e “Decline and fall” degli Atomic Rooster (fondati da Palmer con il tastierista Vincent Crane) del 1970. Si “salta” il decennio occupato da EL&P per arrivare al 1980, con due canzoni tratte dall’unico album dei PM, formazione che vedeva Palmer insieme ad alcuni strumentisti americani, costruita all’indomani dello scioglimento del mitico trio: “You’ve got me rockin’” e “Dynamite”, non certo entusiasmanti nelle loro esecuzioni un po’ pacchiane. “Mount Teidi” e “Ready Mix” ci introducono poi nelle rarefatte atmosfere create dal visionario Mike Oldfield: morbida ed eterea la prima, più rock la seconda. Sono invece tre i brani scelti dal repertorio degli Asia, gruppo a metà fra progressive e easy listening in cui Carl ha militato per moltissimi anni (e recentemente riunitosi): la famosa “Heat of the moment”, la poppeggiante “Wildest dreams” e “Time again”, più vicina allo stile E.L.P.. Seguono due canzoni del gruppo 3, trio costituito nel 1988 dal batterista insieme all’ex-compagno Keith Emerson e al californiano Robert Berry: il medley “Desda la vida” e una cover di “Eight miles high” dei Byrds piuttosto cadenzata, quasi tribale nella parte ritmica e poppeggiante nei suoni un po’ elettronici in voga negli anni ’80. In chiusura due recenti incisioni live: un brano dell’anno scorso dei Qango (“Hoedown”, uno dei pezzi forti del concept album di E.L.P. “Pictures at an exhibition”) registrato durante un’esibizione dimostrativa promozionale e una serie di virtuosismi jazz realizzati con l’orchestra di Buddy Rich.
L’ album costituisce quindi una sorta di riassunto del curriculum vitae di un musicista dotatissimo; sicuramente non raggiungerà grandi vendite e non incontrerà nemmeno l’interesse del grosso pubblico. Semmai potranno suscitare la curiosità di appassionati, fanatici del progressive, accaniti fans di EL&P e batteristi. Ma, alla fine, il primo cd è praticamente una compilation del supertrio più famoso nella storia del rock anni ’70 e il secondo può esseere visto come una testimonianza dell’evoluzione compiuta dal musicista in trentacinque anni di carriera ai massimi livelli.
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