«LIVING IN A MAGAZINE - Zoot Woman» la recensione di Rockol

Zoot Woman - LIVING IN A MAGAZINE - la recensione

Recensione del 22 ago 2001

La recensione

Forti di un’immagine ultra cool talmente spinta da risultare addirittura grottesca, gli Zoot Woman non fanno altro che inserirsi in quella corrente dedita al recupero di certe ambientazioni pop anni ’80 rivedute e corrette, a metà strada tra la citazione e la parodia. “Living in a magazine” altro non è, infatti, che un’ammiccante summa di tutti i topos pop che vent’anni fa sbancavano le classifiche, trapiantati, però, in un contesto assolutamente contemporaneo. Immediatamente identificabili sono infatti le melodie vocali, la cui discendenza eighties è talmente chiara da sembrare forzata (si veda “The model”, ad esempio), così come assolutamente “da copione” sono le sonorità, smaccatamente sintetiche e postprodotte in maniera che definire pacchiana sarebbe riduttivo. Non che il richiamo ad una preciso stile musicale sia una colpa di per sè, dopo tutto è questione di gusti: quello che però mi convince poco degli Zoot Woman è la confusione – stilistica e non – che circonda il loro “Living in a magazine”. E’ come se il gruppo, infatti, non rinnegasse un certo debole “modaiolo” pur pretendendo di citare – in maniera sicuramente ironica – stilemi e suoni ormai ampiamente saccheggiati: e se, sul finire, pare che con “Chicago, Detroit, L.A.” la situazione si chiarisca, riascoltare in apertura pezzi come “It’s automatic” e “Information first” lascia sinceramente di stucco. Perché gli Z.W., senza lanciarsi in esercizi di stile fine a se stessi (considerando che, ormai, attingere agli anni ’80 sia diventato uno sport alla moda), di cose da dire ne hanno parecchie, ed un brano come “Losing sight”, piazzato in chiusura quando di speranze ne rimangono ben poche, pare sia lì a dimostrarlo. Non che pezzi come “You and I” non abbiano un certo fascino, ma chiunque sia appassionato anche minimamente di musica sa come una bella melodia ed un arrangiamento ruffiano non possano, da soli, tenere in piedi un pezzo. Molta forma e sostanza per lo meno “in via di definizione”, quindi, per una band dalle molte potenzialità ma dall’esordio piuttosto affrettato.

(Davide Poliani)
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