«DEEP DOWN & DIRTY - Stereo MC's» la recensione di Rockol

Stereo MC's - DEEP DOWN & DIRTY - la recensione

Recensione del 09 giu 2001

La recensione

Rieccoli. Dopo la bellezza di nove anni sbucano dal nulla. Dopo il successo fragoroso di “Connected”, uno degli anthem del post acid jazz, Stereo MC’s si ripresentano in scena. Nel frattempo, sulla scena hip-hop/dance inglese, di cose ne sono successe parecchie. Ambient techno, ethno ambient, trip hop, drum’n’bass, breakbeat, asian underground, sono solo alcune delle correnti più vistose che hanno attraversato la scena. Non solo. L’hip-hop inglese, da sempre considerato come parente povero di quello d’oltre oceano, è diventato più credibile. Sono comparsi personaggi come Roots Manuva. Era dunque difficile, con tutte queste novità, riposizionarsi in uno spazio, quello dell’hip-hop dance inglese così rivoluzionato rispetto ai tempi di “Connected”. Stereo MC’s però sembrano aver teso ben bene le orecchie in questi anni. Come molti produttori di oggi hanno imparato l’arte dei “beats elefantiaci”: phat quanto basta per incendiare i brani. Hanno inoltre senza dubbio capito e assimilato l’importanza dell’elemento ipnotico nella musica moderna, qui spesso garantito da un buon lavoro sui sample. Campionamenti che comunque ribadiscono quello che fu il marchio di fabbrica di Stereo MC’s allora. I sample infatti sono profondamente legati al senso del groove, a una visione da “northerm soul” che ha sempre accompagnato, anche dieci anni fa, la loro musica. E di fatto è proprio quando Stereo MC’s lasciano che sia il funk, che sia il groove a dare valore ai pezzi, che la band ritorna ai livelli di “Step it up” o “Connected”. Certo, non mancano anche i momenti di stasi, in cui Stereo MC’s sembrano aver perso la trebisonda, ma i passaggi in cui il groove è irresistibile (la title track, “Sofisticated”) per nostra e loro fortuna sono molti. E se poi ci si aggiunge un finale ipnotico e dubby degno del miglior Bristol Sound (in “Unconscious”), si capisce quanto Stereo MC’s, nonostante la lunga fase di silenzio, abbiano ancora molto da dire.

(Gian Paolo Giabini)
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